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14 marzo 2015 6 14 /03 /marzo /2015 19:40
Ernesto Guevara

Ernesto Guevara

 Dall'originale -Ernesto- traduzione: Anna Assenza.

 

 

Oggi ho avuto un dibattito domestico con una conoscente dello spazio virtuale, la quale mi ha chiesto cosa pensavo dello status di ‘macellaio’ di Ernesto “Ché” Guevara de la Serna. Ho abbordato il tema piu o meno dicendo che in generale bisogna ammettere che fu un essere eccezionale ma pur sempre un essere umano, non una statua equestre.

Né santo e né macellaio.

Al mitizzare qualcuno si attenta proprio al mitizzato. Si butta per terra lo sforzo ed il sacrificio che gli sono costati se si conta solamente con ogni pretesa virtú.

Ernesto fu molte cose prima di essere un uomo che intraprese il cammino “piú rapido”, l’aviditá e l’insensibilitá di quegli anni dei potenti del mondo gli suggerirono di lottare per ridistribuire in maniera equa, solidale e fin’anche piú democraticamente le ricchezze del pianeta.

Fu un grande sognatore, un romantico, un solitario, viaggiatore instancabile, un intellettuale, conoscitore della poesia aulica, francese, spagnola, latinoamericana, uno scrittore raffinato, un medico che anche se mai praticó la professione curó molta piu gente “ad honorem” nella selva, nei lebbrosari, nella Sierra Maestra ecc. che la maggior parte dei medici professionali nell’arco di tutta la loro vita.

Una persona che si distingue da altri politici per la sua caratteristica piu eccezionale, a mio parere: la coerenza. A grandi linee non sono d’accordo con nessuna delle sue idee, non sono comunista, non sopporto che qualcuno s’immischi nei miei fatti personali, la libertá dello Stato, come quella di chiunque, finisce dove cominciano i miei diritti, rifiuto qualsiasi tipo di ingerenza degli interessi di massa sopra quello dell’individuo, e mi oppongo totalmente a qualsiasi forma di violenza, a quella di mio zio ed ovviamente anche a quella dei suoi nemici (c’é da ammettere pure che dall’anno 1967 sino ad oggi, vi sono stati un numero di morti per violenza politica, guerre, bombardamenti, battaglie, ribellioni, torture, ecc, piú di quelli che ha ucciso il “Ché” nel combattimento e nei plotoni di esecuzione), non sono d’accordo con nessuna di quelle idee. Malgrado questo peró, mi manca, ai giorni nostri, un politico che faccia quello che predica, che pensi quello che fá e che dica cosa fá. Coerente.

Sosteneva il volontariato, ed era il primo ad andare ogni domenica a dare il suo contrimbuto, Fidel non lo sopportava gia ché lo obbligava a fare una brutta figura, Fidel se andava lo faceva una volta ogni tanto solo per la foto, ma non rimaneva certo 4 ore domenicali sudando di continuo, eccetto alcune volte, dopo la morte del Ché, durante il fallimento economico totale della cosí detta ‘zafra (raccolta) dei 10 milioni di chili di canna da zucchero’, del 1970, peró chiaro, vi andava quando vide che la sua scommessa era in pericolo e temeva di fare una figuraccia per la sua implicazione in quel capriccio catastrofico della Storia contemporanea di Cuba.

Gli altri Ministri non lo sopportavano per questo, lo consideravano un burlone, un sabotatore, e per essere troppo ligio e retto, per nulla amico dei ricchi accomodati.

Ci ha messo la pelle per i suoi ideali, poi é morto accanto ai suoi soldati; viaggiava spesso senza guardaspalle, nei treni, come quando fu a Hiroshima all’alba, o a Montevideo in Uruguay, quando m’immagino gli mancasse l’aria del Rio de la Plata, una costoletta alla brace, il mate e le chiacchere, seduto sulla panchina di una piazza, in gergo rioplatense; spesso conduceva la sua auto pur essendo un Ministro.

Fidel viaggiava con centinaia di guardaspalle; si fece portare da un’eminenza spagnola in medicina epatica, dell’ospedale Gregorio Marañón, per non morire, e in un attimo tutta la sua propaganda sulla medicina cubana meravigliosa se ne veniva a picco; ha sempre fatto qualsiasi cosa per rimanere a galla, ed ovviamente: per non morire mai!

Ernesto ereditó una caratteristica di sua madre Celia, quando cominciava un lavoro doveva finirlo, con il tocco trasgressore di suo padre Ernesto. Diceva la veritá a qualsiasi costo; é l’unico politico che alle Nazioni Unite ha detto qualcosa del calibro: - Noi abbiamo fucilato, stiamo fucilando e continueremo a fucilare -, a tutti gli effetti una dichiarazione spaventosa, senza dubbio; peró é pur vero che mi mancano tutti quei discorsi necessari, che non sono mai stati pronunciati dai governanti, compreso Fidel, affermando con la stessa chiarezza: - Noi incarceriamo, proibiamo, ammazziamo, torturiamo, bombardiamo, liquidiamo, sviluppiamo armi di distruzione massiva, generiamo la fame nel mondo, miseria, dolore e spavento e continueremo a farlo. Ci sono mancati solo i discorsi, perche i fatti li hanno superati alla grande.

Non era affatto un proselita, non tentava di persuadere la massa.

Questa é la grande differenza politica con Fidel, il quale durante tutta la sua vita é stato capace di convincere una ‘pecora’ di andar a dormire tranquilla nella tana del lupo.

Fidel chiamava a raccolta, mentiva a destra e a manca, ingannava masse, dirigenti, presidenti, impresari, tutto affinché fosse congeniale ai suoi interessi particolari. - Non siamo comunisti, né mai lo saremo! – soleva affermare. Anche se pensandolo bene, forse quello é il caso in cui disse una delle poche veritá. Non é mai stato, nemmeno nelle suole delle sue ciabatte, un vero comunista.

Invece il Ché diceva ai suoi soldati: - é molto probabile che la maggior parte non usciremo vivi da qua, chi vuole abbandonare che abbandoni adesso, questa é cosa da uomini’, e i suoi guerriglieri all’inizio erano in cento e finiva che rimanevano in dieci.

Fidel invece cominciava con cento e terminava con un milione. E questo sí, bisogna dirlo, al milione di persone le lasciava tutte a bordo del Titanic, mai sull’Arca di Noé.

Il Ché é morto con i suoi soldati. Sí, fu certamente duro, ed alcuni che lo hanno conosciuto raccontano che persino spietato, peró comunque era un uomo di valori umanitari per le persone che non avevano nessuna speranza allora in questo mondo.

Cosí come i dirigenti che una volta morto lo sopravvalutarono, e che quando era vivo lo detestavano in silenzio; la gente umile e lavoratrice di Cuba lo amava veramente, non si trattava di quel sentimento di timore all’onnipresente dio divoratore che provavano invece per Fidel, ho visto affetto genuino sui volti di gente molto umile che lo conobbero, quando mi parlavano di lui.

Idem dico a quelli che vedono solamente la faccia dell’incontaminato rivoluzionario forgiato da virtú, immagine di lui che ha forgiato Fidel a Cuba, dopo averlo abbandonato quando gli conveniva, che sí, che fú al comando dei plotoni di esecuzione a La Cabaña, un poco felice episodio storico dell’”involuzione” cubana.

Ogni moneta ha due facce. Tutti siamo un miscuglio di valori, Ernesto portó all’estremo i buoni e quelli per nulla buoni.

 

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Published by martinguevara - en Relax

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