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14 marzo 2015 6 14 /03 /marzo /2015 19:40
Ernesto Guevara

Ernesto Guevara

 Dall'originale -Ernesto- traduzione: Anna Assenza.

 

 

Oggi ho avuto un dibattito domestico con una conoscente dello spazio virtuale, la quale mi ha chiesto cosa pensavo dello status di ‘macellaio’ di Ernesto “Ché” Guevara de la Serna. Ho abbordato il tema piu o meno dicendo che in generale bisogna ammettere che fu un essere eccezionale ma pur sempre un essere umano, non una statua equestre.

Né santo e né macellaio.

Al mitizzare qualcuno si attenta proprio al mitizzato. Si butta per terra lo sforzo ed il sacrificio che gli sono costati se si conta solamente con ogni pretesa virtú.

Ernesto fu molte cose prima di essere un uomo che intraprese il cammino “piú rapido”, l’aviditá e l’insensibilitá di quegli anni dei potenti del mondo gli suggerirono di lottare per ridistribuire in maniera equa, solidale e fin’anche piú democraticamente le ricchezze del pianeta.

Fu un grande sognatore, un romantico, un solitario, viaggiatore instancabile, un intellettuale, conoscitore della poesia aulica, francese, spagnola, latinoamericana, uno scrittore raffinato, un medico che anche se mai praticó la professione curó molta piu gente “ad honorem” nella selva, nei lebbrosari, nella Sierra Maestra ecc. che la maggior parte dei medici professionali nell’arco di tutta la loro vita.

Una persona che si distingue da altri politici per la sua caratteristica piu eccezionale, a mio parere: la coerenza. A grandi linee non sono d’accordo con nessuna delle sue idee, non sono comunista, non sopporto che qualcuno s’immischi nei miei fatti personali, la libertá dello Stato, come quella di chiunque, finisce dove cominciano i miei diritti, rifiuto qualsiasi tipo di ingerenza degli interessi di massa sopra quello dell’individuo, e mi oppongo totalmente a qualsiasi forma di violenza, a quella di mio zio ed ovviamente anche a quella dei suoi nemici (c’é da ammettere pure che dall’anno 1967 sino ad oggi, vi sono stati un numero di morti per violenza politica, guerre, bombardamenti, battaglie, ribellioni, torture, ecc, piú di quelli che ha ucciso il “Ché” nel combattimento e nei plotoni di esecuzione), non sono d’accordo con nessuna di quelle idee. Malgrado questo peró, mi manca, ai giorni nostri, un politico che faccia quello che predica, che pensi quello che fá e che dica cosa fá. Coerente.

Sosteneva il volontariato, ed era il primo ad andare ogni domenica a dare il suo contrimbuto, Fidel non lo sopportava gia ché lo obbligava a fare una brutta figura, Fidel se andava lo faceva una volta ogni tanto solo per la foto, ma non rimaneva certo 4 ore domenicali sudando di continuo, eccetto alcune volte, dopo la morte del Ché, durante il fallimento economico totale della cosí detta ‘zafra (raccolta) dei 10 milioni di chili di canna da zucchero’, del 1970, peró chiaro, vi andava quando vide che la sua scommessa era in pericolo e temeva di fare una figuraccia per la sua implicazione in quel capriccio catastrofico della Storia contemporanea di Cuba.

Gli altri Ministri non lo sopportavano per questo, lo consideravano un burlone, un sabotatore, e per essere troppo ligio e retto, per nulla amico dei ricchi accomodati.

Ci ha messo la pelle per i suoi ideali, poi é morto accanto ai suoi soldati; viaggiava spesso senza guardaspalle, nei treni, come quando fu a Hiroshima all’alba, o a Montevideo in Uruguay, quando m’immagino gli mancasse l’aria del Rio de la Plata, una costoletta alla brace, il mate e le chiacchere, seduto sulla panchina di una piazza, in gergo rioplatense; spesso conduceva la sua auto pur essendo un Ministro.

Fidel viaggiava con centinaia di guardaspalle; si fece portare da un’eminenza spagnola in medicina epatica, dell’ospedale Gregorio Marañón, per non morire, e in un attimo tutta la sua propaganda sulla medicina cubana meravigliosa se ne veniva a picco; ha sempre fatto qualsiasi cosa per rimanere a galla, ed ovviamente: per non morire mai!

Ernesto ereditó una caratteristica di sua madre Celia, quando cominciava un lavoro doveva finirlo, con il tocco trasgressore di suo padre Ernesto. Diceva la veritá a qualsiasi costo; é l’unico politico che alle Nazioni Unite ha detto qualcosa del calibro: - Noi abbiamo fucilato, stiamo fucilando e continueremo a fucilare -, a tutti gli effetti una dichiarazione spaventosa, senza dubbio; peró é pur vero che mi mancano tutti quei discorsi necessari, che non sono mai stati pronunciati dai governanti, compreso Fidel, affermando con la stessa chiarezza: - Noi incarceriamo, proibiamo, ammazziamo, torturiamo, bombardiamo, liquidiamo, sviluppiamo armi di distruzione massiva, generiamo la fame nel mondo, miseria, dolore e spavento e continueremo a farlo. Ci sono mancati solo i discorsi, perche i fatti li hanno superati alla grande.

Non era affatto un proselita, non tentava di persuadere la massa.

Questa é la grande differenza politica con Fidel, il quale durante tutta la sua vita é stato capace di convincere una ‘pecora’ di andar a dormire tranquilla nella tana del lupo.

Fidel chiamava a raccolta, mentiva a destra e a manca, ingannava masse, dirigenti, presidenti, impresari, tutto affinché fosse congeniale ai suoi interessi particolari. - Non siamo comunisti, né mai lo saremo! – soleva affermare. Anche se pensandolo bene, forse quello é il caso in cui disse una delle poche veritá. Non é mai stato, nemmeno nelle suole delle sue ciabatte, un vero comunista.

Invece il Ché diceva ai suoi soldati: - é molto probabile che la maggior parte non usciremo vivi da qua, chi vuole abbandonare che abbandoni adesso, questa é cosa da uomini’, e i suoi guerriglieri all’inizio erano in cento e finiva che rimanevano in dieci.

Fidel invece cominciava con cento e terminava con un milione. E questo sí, bisogna dirlo, al milione di persone le lasciava tutte a bordo del Titanic, mai sull’Arca di Noé.

Il Ché é morto con i suoi soldati. Sí, fu certamente duro, ed alcuni che lo hanno conosciuto raccontano che persino spietato, peró comunque era un uomo di valori umanitari per le persone che non avevano nessuna speranza allora in questo mondo.

Cosí come i dirigenti che una volta morto lo sopravvalutarono, e che quando era vivo lo detestavano in silenzio; la gente umile e lavoratrice di Cuba lo amava veramente, non si trattava di quel sentimento di timore all’onnipresente dio divoratore che provavano invece per Fidel, ho visto affetto genuino sui volti di gente molto umile che lo conobbero, quando mi parlavano di lui.

Idem dico a quelli che vedono solamente la faccia dell’incontaminato rivoluzionario forgiato da virtú, immagine di lui che ha forgiato Fidel a Cuba, dopo averlo abbandonato quando gli conveniva, che sí, che fú al comando dei plotoni di esecuzione a La Cabaña, un poco felice episodio storico dell’”involuzione” cubana.

Ogni moneta ha due facce. Tutti siamo un miscuglio di valori, Ernesto portó all’estremo i buoni e quelli per nulla buoni.

 

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Published by martinguevara - en Relax
6 marzo 2015 5 06 /03 /marzo /2015 13:00

Cómo explicarle que lo quiero a un árbol que planté, que cuidé, a ese que cada media mañana saludo con un café y una caricia, y por la noche tarde, cuando todos duermen y yo escribo desde mi angustia existencial, en un alto en el camino, salgo a mirarlo, a saludarlo, a rondarlo con un par de vueltas y un abrazo como si quisiese que de él brotasen chichiricús mandingas por las ramas, güijes de las hojas y duendes de las raíces.

¿Cómo le explico que es parte de mi vida, que ya reside en mi corazón, y que todo lo que le ocurra, también me estará sucediendo a mi vez?

Quizás ya lo sepa, tal vez todo haya sido idea suya, la posición, la mañana , el café y su compañía en la angustia de la noche,  propiciarme el sanador privilegio de abonarlo, regarlo, mimarlo, a lo mejor es él quien me abraza con su aparente quietud, y me invita a compartir el silencio, la brisa y nuestras respectivas soledades.

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Published by martinguevara
4 marzo 2015 3 04 /03 /marzo /2015 17:09

El actual ejecutivo español está haciendo todo tipo de malabares y méritos para pasar a la Historia como el gobierno más ruin, corrompido, inmisericorde que alguien se pueda echar a la cara, dentro de los ya endebles límites de esta democracia secuestrada.

 

Está llegando a niveles de insensibilidad y abuso con los débiles, frente a los cuales tal vez Europa debería ya advertirnos, que si queremos continuar por esta senda nos despidamos de la Unión Europea, que puede presentar sus defectos, pero que se caracteriza por cierta sofisticación incluso para implementar politicas de acoso a las clases medias y bajas, destaca por dar prioridad al aspecto social, aunque en merma en los últimos años, cierto es que nada que ver con el salvajismo y la insensibilidad que se está intentando poner en práctica hoy en España, con el consiguiente peligro de que de estas miserias surjan los cantos prometedores de toda la vida como ya está sucediendo, los Mesías desinteresados otorgadores de un futuro lustroso, que siempre buscan enfrentar a unos ciudadanos contra otros,  solucionar este tremendo desaguisado desarticulando la sociedad de derechos y libertades que debemos recuperar.

Pero ¿a quien se podrían culpar que no sea el gobieno? si no hay día en que no salte un nuevo caso de robo indiscriminado, de evasión de dinero de las arcas públicas a espuertas, por parte de los representantes políticos, prevaricaciones, prebendas, comisiones, sobornos, presiones, compra de voluntades. Es tal la impunidad y la sensación de inmunidad frente a una más que deteriorada Justicia, que es muy dura con los débiles e inexistente con los poderosos, que no sólo no han parado para disimular, sino que continúan haciéndolo, en lugar de enfrentar a la Justicia, la invidente Lustitia de la balanza imparcial,  cuentan con los contactos, los mecanismos y el poder para inhabilitar a los jueces que se atreven a juzgarlos, destruir los medios de comunicación que reflejan los hechos, calumniar a los escasísimos periodistas o políticos que osan denunciarlos.

 
A la par de ello no hay día que no se haga público un sangrante caso de abuso sobre la población de a pie, un derrumbe de una casa por parte del Ayuntamiento de Madrid, en contubernio con una de las empresas que estaban en la corrupción del caso Gürtel con el esposo de la alcaldesa, o golpes a mansalva y prisión para quienes van a protestar contra los abusos, despidos, retirada de ayudas sociales, abandono a los damnificados por esta inmensa y pantagruélica estafa, eufemísticamente denominada “crisis” , perdida de derechos, y ataque frontal a la cultura, el único ejecutivo europeo que odia la cultura, la detesta, la combate abiertamente.

 

Cuando hay crimen de alto nivel con sus sobornos, su presiones, sus compras de voluntades, ¿qué otros crímenes no habrá detrás? un ejecutivo de abusadores, de cobardes.

 

Pero también hay que dar un tirón de orejas a una inmensa mayoría de la población, y decir que a esta tropa de bandoleros, la votó el pueblo simple y embelesado por el deseo del retorno de la rupia fácil, del maravedí a cualquier precio, del “talento de plata” sea como sea.  Quizás provocado más por la ignorancia supina del vulgo que por su pusilanimidad, aunque de todo un poco ha habido en esta carrera involutiva.

El dinero está bárbaro, y trabajar y ver que se puede conseguir es una delicia de la que no me abstraigo ni llamo a consignas hipócritas, porque está muy visto que los más avariciosos son aquellos  que grito limpio pretenden ser inmunes a su influjo; a quien no le interesa poseer  un tipo de artículos les gustan otros, unos comprarían cultura, otros placer, otros confort, otros como yo las tres; pero señores, el honor, la honra, la decencia, la satisfacción de saberse justo y altivo, el orgullo y el amor propio están mucho antes que eso y su alcance llega bastante más allá.

El cambio que se espera es simplemente de actitud, y unos pocos retoques a una urgente separación de los poderes, que impida la más minima presión de los sectores politicos y empresariales a la Justicia.  Aunque se percibe como una tarea titánica, lo único que realmente hay que hacer yno se ha hecho aún, es poner a funcionar la Costituciòn, la ley, las normas vigentes.

Del mismo modo, que en el plano individual como en su versión masiva, deberíamos contemplar la conveniencia hurgar en el interior de esta idiosicrasia sanamente intervenida por otras y mezclada en sus mejores partes, a vr si todavía queda algo de aquel orgullo ibérico del que hizo gala tantas veces a lo largo de su Historia la gente de este país y que tan buenos frutos les dio en lo identitario y cultural, antes de que Franco lo ahogase bajo un baño ingente de sangre, y el deseo de parecerse a un atribulado y ladronzuelo banquero, terminase de enterrarlo en los años más recientes.

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Published by martinguevara - en eur
4 marzo 2015 3 04 /03 /marzo /2015 15:19

Hoy tuve la oportunidad de suspirar desde la argentinidad, a raíz de un debate en una asociación de argentinos en el exterior, que prefiero no referir, en la que se llama a atender los problemas desde la óptica del sitio donde vivimos, no de Argentina, y me quería permitir, un breve comentario al respecto.

La división por distintos puntos de vista acerca de la realidad vista desde afuera, que es tan omnipresente entre argentinos en el exterior, desde siempre, que nunca vi una comunidad con tantos puntos en común, con una identidad tan fuerte e incluso atractiva en todo el mundo, y sin embargo tan competitiva y dividida a partir de que mucho antes que una comunicad todo grupo de argentinos es un rejunte de "egos" . 
He vivido en varios sitios estas situaciones, e incluso entre argentinos que se suponía estaban en la misma línea, o percepción de la realidad, las discusiones llegaban a ser casi capitales. 
Cuando tuvo lugar el Mundial de fútbol del '78, la división dentro de la misma izquierda peronista y no peronista, incluso dentro de cada una de estas, de si debía apoyarse o no, fue tal, que hubo rupturas irreconciliables en las filas y cúpulas que descansaban en la incomoda comodidad del exilio en el exterior. No se salva nadie de esta tradición. 
De manera humilde, creo que lo mejor, es tener en cuenta que una asociación en exterior intenta cubrir el deseo de sentir los lazos identitarios que de alguna manera, consciente, o inconscientemente se extrañan, y d e manera brutal, al estar tan lejos. por tanto convendría mucho antes hacer hincapié en los rasgos generales y transversales a toda ideología o posicionamiento político, sensibilidades sociales, etc. 
A todos nos unen las empanadas, unos mates, jugar al truco, Borges, Cortázar, Petorutti, Les Luthiers, a algunos el tango a otros el rock nacional, a otros el folclore, el rugby, el hockey, el fútbol, el box, a algunos les gustará más el golf o el polo a otros, a todos les gusta el vitel tomé, el pastel de papas, los niños envueltos, las milanesas, el asado, todas las pastas, las pizzas, la garúa, el cielo gris, el humor negro, el buen gusto , las visitas de amigos, el modo tan particular e intenso de entender la amistad en Argentina, único en el mundo. 
Si nos uniésemos en lo que es transversal a todos, nos daríamos cuenta además d e pasarla bien sin pelear, que todo lo demás son en realidad barnices que llevamos tan clavados como ajenos pueden llegar a convertirse fuera del contexto, no dejan de ser natos, al igual que los rasgos culturales que enumero, no hay diferencia, entonces, ¿por qué no buscar los puntos en acuerdo?

Sólo podemos ganar.

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Published by martinguevara - en Argentina frizzante
1 marzo 2015 7 01 /03 /marzo /2015 00:36
Paris Hilton y Fidel Castro Balart

Paris Hilton y Fidel Castro Balart

Que impresionante basura terminó siendo la Revolución Cubana, nos ha sorprendido su pestilencia incluso a los que creíamos esperar todo tipo de oportunismo de su parte.

Lo más vergonzoso no es que Fidel y Raúl ahora entreguen el país al gran capital, sin permitir a los pequeños y medianos empresarios cubanos desarrollarse y tomar esas posiciones del mercado.

 Ya que reniegan incluso de los últimos flecos del paripé socialista que venían sosteniendo para autoengaño únicamente de los acólitos incondicionales,   podrían permitir que fuese una nueva y promovida clase empresarial cubana, de dentro o fuera de la isla la que protagonizase el cambio.

Sin embargo lo peor no es eso, sino que se amistan con EEUU, cuna de innumerables valores democráticos, civiles, culturales, artísticos, de vanguardia en el mundo, y resulta que lo primero y único que reciben es a Paris Hilton y de Inglaterra a Naomi Campbell.

No es causal, es un símbolo que marca una tendencia, un deseo profundo que viene de lejos, postergado mientras se pudiese vivir de otros mecenazgos.


Vaya embuste que es y fue la Revolución y sus dirigentes.

 Me encantaría verles la cara ahora a los que gritaban desaforadamente golpeándose el pecho: ¡Socialismo o Muerte!, amenazando a todos aquellos quienes admirábamos de los países occidentales, sus derechos de expresión, de pluralidad, libertad cultural, ¿qué nos dicen ahora? ¿ que Paris Hilton es representante de los trabajadores explotados de los Estados Unidos, o una luminaria progresista o un icono de vanguardia contra cultural?

En parte no niego mi satisfacción de que vayan mostrando sus inmundicias, las que siempre tuvieron y conocíamos muy bien, pero que mantenían semi ocultas ¿Cuál es el discurso ideológico ahora para alienar y alinear a los obsecuentes de la “izquierdosidad” (no confundir con el verdadero izquierdismo).

A raíz de la visita de estas luminarias norteamericanas e inglesa a La Habana para contribuir con un baño de cultura a la isla, la militante Naomi Campbell y la ilustre Paris Hilton, dos incansables luchadoras por los derechos civiles del hombre desposeído desde temprana edad en sus países, ejemplos culturales, artistas irreverentes de primera línea, revolucionarias en cuanto renglón se las analice, me han hecho recordar dos cositas.

Una que me sugirió la foto del festejo con algarabía incluida del primogénito de Fidel y la primogénita de Hilton, ex constructor del Hotel donde yo recalé en La Habana y viví tres años mitad tristes y mitad luminosos, es que ambos sienten orgullo de su inutilidad supina, de ser célebres únicamente por los desmanes o negocios de sus respectivos padres.


Y la segunda cosa que recordé, es que en Cuba el poder absoluto, la vida y la muerte de la gente, pertenecía a Fidel, el Ejército entero pertenecía a su hermano Raúl, la ganadería vacuna a su hermano mayor Ramón Castro, la Federación de Mujeres Cubanas, a la esposa de Raúl y cuñada de Fidel, Vilma Espín, el destino de la Física Nuclear lo dictaba el flamante admirador de Paris Hilton, Fidel Castro Balart, el hijo de Fidel, hoy el béisbol de todas la isla está a cargo de otro hijo de Fidel, el ejército estará dentro de no mucho a cargo de un hijo de Raúl y sobrino de Fidel, y para ponerle la tapa a la botella, incluso lo contestatario está en manos de ellos, la dirección de los grupos de LGTB, de la comunidad homosexual cubana está en manos de una hija de Raúl, aunque a mi juicio, ésta es más auténtica, podría estar en ese puesto también por méritos propios, pero no deja de ser una sobrina de Fidel y habría que ver como hubiese continuado su apuesta del lado de los marginales más denostados desde el machismo y la homofobia de la Revolución, una vez que hubiese recibido los primeros palos por defender tal desviación de la “hombría revolucionaria” como decía su tío.

Esto me lo recordó el hecho de que Fidelito fuese raudo a darle un abrazo a otra inútil hija de un poderoso,

Me pregunto cuantas monarquías, dinastías o dictaduras modernas, e incluso históricas, presentaron semejante panorama de una falta de pudor total, quizás haya que irse muy lejos en el tiempo, a la extensísima dinastía Ching para encontrar nepotismo de tal amplitud.

 

 

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Published by martinguevara - en Cuba Opinión
25 febrero 2015 3 25 /02 /febrero /2015 05:04

Hay pequeñas grandes personas que andan por este mundo, lejos de sus casas de la infancia y de sus afectos primarios, personas dignas que han soportado el peso de una vida difícil en el plano afectivo, no obstante jamás se quejan y tiran hacia adelante.

A veces se equivocan como todos los demás, cuando lo hacen sacan las uñas y dientes porque están cansados de recibir tortazos, y temen un desprecio, un abandono más.

A esos deliciosos seres, que a menudo son mucho más valerosos y buenos que nosotros, les debemos afecto, protección, compañía, tolerancia, no necesitan ser juzgados con la liviandad de quien nunca ha atravesado un bache, ni castigados ni ofendidos; aún cuando puedan haber causado un poco de daño, nuestro deber es ayudarlos, protegerlos..


Hacer un mundo mejor no arranca en una guerrilla ni una misión en la selva a diez mil kilómetros de casa, empieza con bajarse uno del caballo de las costumbres y el orgullo, e incluso el de las convicciones y tender la mano a quien lo precisa. A lo más granado de nuestra especie, esas almas que no mendigan auxilio ni comprensión, pero que lo requieren y agradecerán más que nadie.

 

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Published by martinguevara - en Relax
24 febrero 2015 2 24 /02 /febrero /2015 01:55

Tenía un conocido al cual quería bastante, pero ello no me impide decir que parecía el tipo mas bobo del mundo.

Durante unos años, cuando era niño no le cabía duda alguna de que era un boludo, se lo decían sus padres en chistes y broncas, y lo sabía por el rabo del ojo. Las cosas que se ven con el rabo del ojo, en cantidad son menor que las que se ven de frente, pero siempre son más importantes.

Con los años por una razón de supervivencia pasó a destruir la belleza que habitaba en su interior solitario y triste para reconvertirse en un jodedor, sin que su madera fuese realmente esa, y con el tiempo, la verdad es que tampoco le fue demasiado mal.

Aunque impuesto, el carácter "fiestero" terminó por no disgustarle del todo, y aprendió que encerraba modos de comunicación a los cuales su timidez jamás tendría acceso.
Luego una cosa llevó a la otra, un vaso al de más allá, una mujer a la de al lado y la bola rodó hasta el borde mismo del abismo. Pero nunca cayó.
¿Saben por qué? porque mi amigo tenía un ángel de la guarda.

Tremendo cabrón ese ángel, siempre andaba de parranda de tal manera borracho que se caía, riéndose desde la mañana a la noche. No obstante, cuando de verdad, cuando en serio lo precisaba, ahí estaba él para auxiliarlo. 
No le había tocado el mejor ángel de todos atendiendo a los cánones angelicales de la eficiencia y la seriedad, pero en el de la gracia y la improvisación, la verdad que tuvo pocas quejas.  
El mismo ángel se encargó siempre de encontrarle los mejores amigos. Mi amigo no tenía una maravillosa relación familiar - No es culpa de nadie- le solía decir el ángel - ¡c'est la vie!

Así pasaron años uno cerca del otro pero en lo cuales no necesitaron comunicarse de una forma obvia y expeditiva, aunque a la sombra el beodo milagrero se encargase de los detalles del decorado de la vida de mi amigo, que luego de formar familia adquirió una carácter social más que aceptable y hasta de cierto éxito personal.


Un día de repente el ángel se fue y él se dio cuenta cuando más lo necesitaba. A raíz de una decepción sorpresiva como toda decepción, se quedó con el pecho oprimido, el alma hundida y la mente perdida, y no paraba de llamar a su ángel.


Empezó a desvariar por los cafés de las ciudades buscando al pícaro bebedor, y así mi amigo volvió al trago, a las mujeres, a los colegas de la noche, hasta que nuevamente llegó al borde del mismo abismo en el cual había estado hacía un largo tiempo atrás asomando su napia.

Cuando vio la altura sintió la atracción del vacío, buscó desesperado a su alrededor al ángel que nunca lo había abandonado en los momentos más difíciles para que lo asistiese sobre que hacer, pero no estaba allí.  

Llegado ese momento él tenía la certeza de que su destino era saltar, sabía que lo había retrasado un tiempo para darse el gusto de representar un rol que le habían negado y durante una temporada le salió bien, pero ya había llegado la hora.

Dejó el reloj en una roca, una foto, y se quitó los zapatos marrones de suela de caucho.

Se lanzó al vacío sin mirar atrás, fue dándose algunos golpes contra las rocas y antes del tortazo final, un abrazo fuerte lo sostuvo, ahí estaba presto, con aliento a whisky barato su ángel, que con una sonrisa le iluminó el alma y le susurró al oído:

-No te preocupes viejo bribón, jamás te abandonaría. Ahora nos vamos juntos al salón contiguo, que acá ya se terminó la fiesta.

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Published by martinguevara
22 febrero 2015 7 22 /02 /febrero /2015 01:13

Mi hijo cumplió doce años hace un par de semanas. Siempre le enseño el placer de leer, de escribir de dibujar, de disfrutar del arte.

Ayer a la noche fuimos a comer una pizza cerca de casa y me sorprendió en el coche recitando la mitad de "Volverán las oscuras golondrinas".

Un poema con el que me fui despistado a más de un abismo en los años en que todo era un despiste general.

¿Estará el pichón comenzando a libar la miel del amor, maravillosa si es correspondido y terrible si es de "heartbreaker"?


Uno de los versos más increíbles de la historia del poesía. La Poesía y España tuvieron el mayor romance imaginable, Góngora, Quevedo, Bécquer, Unamuno, Machado, Lope, García Lorca, el mago y tronco Miguel Hernández, Salinas, Gamoneda o Mestre. Con el amor y el respeto de todas las otras lenguas, la poesía española fue "la Poesía". 


Le dije que haga lo que haga, ame siempre la poesía, ya que es la única expresión artística que no se puede domesticar, no se puede escribir poesía a medida, no se vende a pedido, y también porque cada obra poética contiene literatura, música, plástica, histrionismo. Pasión.

Gustavo Adolfo Bécquer.

 

Volverán las oscuras golondrinas

en tu balcón sus nidos a colgar,

y otra vez con el ala a sus cristales

jugando llamarán.

Pero aquellas que el vuelo refrenaban

tu hermosura y mi dicha al contemplar;

aquellas que aprendieron nuestros nombres ,

esas...¡no volverán!

Volverán las tupidas madreselvas

de tu jardín las tapias a escalar,

y otra vez a la tarde, aún más hermosas,

sus flores se abrirán.

Pero aquellas cuajadas de rocío

cuyas gotas mirábamos temblar

y caer como lágrimas del día...

esas... ¡no volverán!

Volverán del amor en tus oídos

las palabras ardientes a sonar;

tu corazón, de su profundo sueño

tal vez despertará.

Pero mudo, absorto y de rodillas

como se adora a Dios ante su altar,

como yo te he querido... desengáñate,

¡así... no te querrán!

 

Gustavo A. Bécquer

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Published by martinguevara - en Relax
14 febrero 2015 6 14 /02 /febrero /2015 18:51

Yo encuentro válida cualquier posicionamiento que muestre respeto hacia los demás. La que no parece a simple vista una opción demasiado válida, es el fanatismo.

Los fanáticos creen que hay extremismos gatunos o perrunos, diurnos o nocturnos, carnívoros o vegetarianos, de izquierdas o de derechas, y lo que no alcanzan a ver es que el "fanatismo" de por si conforma un conjunto, una posición, una opción.

De tal modo que un fanático de izquierda está mucho más cercano en todo a un fanático de derechas o de cricket tibetano, que de un atemperado simpatizante de la izquierda civilizada. 
Si se le prohibiese hablar de política a un extremista de derechas y a un extremista de izquierdas, y se los colocase bajo un mismo techo, sentirían una familiaridad inusitada, se verían más cercanos que gemelos, más que clones, casi siameses! Se percatarían de que piensan igual, actúan del mismo modo frente a todo estímulo, son idénticos.

Y si de repente se les permitiese hablar de política, seguirían siendo iguales, haciendo las mismas cosas, sólo que desde entonces se odiarían a muerte, pero eso sí, con idéntico furor e intensidad. 


Dejen el fanatismo señores, la gente no es buena integral ni mala del todo, no hay inmaculados ni demonios.


En este momento los asuntos que tiene en torno de sí el gobierno argentino carecen del mínimo decoro y de toda claridad, sin embargo otras obras que ha hecho a lo largo de estos años han tenido altura.

Sólo se trata de equilibrio y civismo.


¿Qué otra finalidad puede encerrar la defensa a ultranza de los errores propios y la permanente gresca frente a los ajenos, que la permanencia sempiterna en un estado de necedad colectiva profunda?

 

Autofagia be bop.

 

 

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Published by martinguevara - en Argentina frizzante
6 febrero 2015 5 06 /02 /febrero /2015 03:06

 

 

Hace un año escribí este post y hoy me ratifico, con un añadido de arcadas y retorcijones de estómago por los poco aseados giros en la moral y las convicciones de los gerontes hermanos, emperadores de la magullada Perla  del caribe.

 

Creo que lo mejor que podía pasar en Cuba es lo que está pasando con los tímidos pero significativos cambios de Raúl, con algunas variantes que cualquier disertante introduciría desde luego, de cara a preparar a la población para los tiempos competitivos que más tarde o más temprano arribarán a la Isla, pero ello no dota al General de Ejército precisamente de autoridad moral para hacerlos, ya que Raúl no fue un disidente ni siquiera un actor más del proyecto marxista leninista, en el Buró Político ni en ninguna instancia de la "Involución".
En su favor cuenta el hecho de que el contraste que existía entre las FAR, la cual era su coto experimental, y casi cualquier otra organización en cuanto a la adhesión de los pies en la realidad, en cuanto a simpatía reflejada en el afecto del pueblo, era algo palpable cada día, era frecuente ver un teniente coronel de las FAR durmiendo en una guagua de vuelta a casa absolutamente despreocupado de su entorno, incluso sintiendose protegido, o en su side-car dando un aventón a cualquiera en el barrio, sin embargo ver lo mismo, incluso unos tres grados militares más abajo, en el MININT o en cuadros ministeriales o del PCC comportaba sencillamente una entelequia.
Además las FAR depredaba lo que producía. Vivieron en una realidad diferente al resto del país, más saneada económicamente durante gran parte de todos aquellos años de subvención soviética, sabían producir lo que precisaban en viandas, avituallamiento, enseres de primera necesidad, por supuesto no en industria de tipo semi ni pesada, ni armamentista.  Yo mismo trabajé en una empresa como civil de las FAR y me place atestiguar esto.
Ninguno de estos cambios están hechos en contra de Fidel como algunos quieren que parezca, para tener un novísimo líder, un flamante revolucionario, el disidente Raúl.
Esto es un plan en el que Raúl toma el riesgo como figura que comanda el cambio, de quedar para la posteridad bien, regular o pésimo, eso se verá con el devenir de los acontecimientos, pero Fidel se reserva un sitio ya perenne  en la Historia, de líder excesivamente cruel para algunos, de dictador personalista para otros o de un espectro que se mueve desde lo pseudo hasta lo revolucionario, para sus simpatizantes. 
El hecho de que yo aplauda a Raúl por hacer lo que estimo lo más correcto en el estado de las cosas, no borra su historia en absoluto. El hombre que te eliminaba si planteabas simpatía por otra letra del abecedario que la "A", es el mismo que ahora asegura que su política es la "Z" y que te conmina inquietantemente a simpatizar con ella. Pragmatismo mediante, está muy bien, pero claro, muy serio no es. Como cuando su autocrática más profunda al acordar el fusilamiento a su amigo y subordinado Arnaldo Ochoa, por no percatarse él como su responsable inmediato en absoluto de los trapicheos que se le adjudicaron de manera muy poco transparente en un juicio sumarísimo y repleto de irregularidades, fue aquél: 
- Me miré en el espejo y vi lágrimas en mis ojos!-que nos dejó atónitos a tantos, ya que todos esperábamos un "lo siento por no haber sido vigilante", o un : "yo que soy su inmediato superior y su ambia culiñanga, su monina ecobio y su nahue eriero, tengo la máxima responsabilidad por sus actos, me inmolo o pongo mi cargo a disposición" o bien 
" Este harakiri lo dedico a la hinchada que me ve por la TV".

Bueno la verdad es que eso no lo esperábamos nadie. Le apodan "el chino"  no "el japonés".
Y por favor que no se preocupe nadie por los futuros cargos o puestos, ya los obsecuentes de turno tienen todo copado desde hace buen rato. 
La nieta de Mao es una de las mujeres más ricas de China, la hija de Dos Santos es la mujer más rica de Angola, el hijo de Fidel gana torneos de golf en Varadero contra jugadores ingleses, la hija de Raúl cada vez pide más visas para entrar a EEUU, al final nos harán sospechar que las revoluciones se hacen para cambiar de manos el vil y sin embargo tan perseguido y ponderado metal.
Veremos de aquí a unos lustros en que andan los grandilocuentes "Patria o muerte" de ayer y de hoy ( de hoy ya cada vez menos), veremos si estarán en la Sierra Maestra o en el Escambray combatiendo esta vuelta al capitalismo, esta vil traición, o si estarán montados en el dólar como aquellas hijas y nietas de aquellos dirigentes acérrimos, del mismo modo que hoy lo están en el poder. 
Porque tengamos bien claro una cosa, lo que define el ser de izquierdas,  el ser progresista, contestatario, no es la auto denominación, como todo en la vida es una cuestión de hechos no de palabras, quienes ostentan el poder reprimiendo y viviendo a cuerpo de rey son la derecha lo pinten como lo pinten, y quienes de alguna manera intentan equilibrar esa balanza, son todo lo demás, aunque como con el ardid del poli bueno y el poli malo, ahora habrá quien intente hacernos ver, que Raúl liberó a Cuba de las garras de Fidel.

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Published by martinguevara

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  • : Mi Déjà vu. En este espacio comparto reflexiones, impresiones sobre la actualidad y el sedimento de la memoria, sobre Argentina, Cuba o España, países que en mi vida conforman un triángulo identitario, de experiencias diferentes y significantes correlativos.
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