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19 mayo 2019 7 19 /05 /mayo /2019 15:31

ZP

 

Entre una corriente de aire y la deserción del aperitivo la audiencia esperaba con inquietud la llegada de Camino Cabañas, la candidata del barrio leonés casi con tamaño de ciudad, San Andrés del Rabanedo, flanqueada por el ex presidente José Luis Rodríguez Zapatero. En cuanto hicieron su entrada, el auditorio formado por vecinos del histórico barrio obrero, de inmediato sintieron despejarse el llamado de los jugos gástricos y las acometidas del viento fresco para dar lugar a esa calidez mullida de quien se reencuentra con un amigo.

Sigue siendo tal y como lo quisieron Zerolo, Carma Chacón, Marín y su gran amigo Alonso, quienes ya no están y a quienes tanto extrañamos. 

Sigue siendo como el que nunca pidió que se reprimiese a los que le deseaban la muerte violenta como a su abuelo, en cada 12 de Octubre, frente al rey, a las fuerzas de seguridad y a las Fuerzas Armadas.

Sigue siendo el que al tercer día de gobernar levantó las tropas de la barbarie de rapiña eufemísticamente llamada Guerra de Irak, antes que siquiera se les ocurriese hacerlo a los países más pacifistas de Europa y el mundo,  lo cual precipitó el final de aquella masacre.

Sigue siendo aquel que legalizó el matrimonio de personas del mismo sexo llevando un inmenso analgésico a las almas más doloridas, un antídoto contra el abuso y la discriminación a todos los espíritus justos, a los abusados y discriminados por su elección del objeto sexual, pero también a toda minoría incomprendida, marginada y estigmatizada compuesta de seres humanos cercenados.

Sigue siendo el que puso en vigor la Memoria Histórica para reparar tanto daño y horror, en honor a su abuelo y a la tarea de su padre Rodríguez, un abogado que no ha cesado de reclamar junto a los activistas de AERLE  por los desaparecidos arrojados en zanjas y cunetas en la barbarie fascista desatada tras el golpe de Estado de 1936.

Sigue siendo quien legisló para que menos personas muriesen en la carretera, para que miles de personas se salvasen de padecer enfermedades terribles a causa del tabaquismo, para que miles de personas dependientes sean atendidos con humanismo y solidaridad, creando dos ámbitos en una sola acción, acudiendo en beneficio de los dependientes y no menos importante, al orgullo de una sociedad que se sepa solidaria. 

Sigue siendo el presidente feminista que quitó los candados para que las mejores personas de este país, mujeres y hombres igualitarios formasen del gobierno en el que hubo estricta paridad, favoreciendo que esa dinámica se trasladase a toda la sociedad.

Sigue siendo aquel de talante gracias a cuyos esfuerzos ETA dejó de matar, y que dejó su presidencia con una lista de preocupaciones de la ciudadanía entre las cuales el terrorismo ya no se encontraba en primer lugar, ni en segundo, ni en tercero, sino por debajo del sexto puesto.

Nada menos que el mayor logro de un gobierno español en medio siglo. 

Y lo demuestra aún hoy en su trabajo denodado para conseguir la mayor cuota de no violencia, de paz y de cierre de heridas en el hermano pueblo de Venezuela. 

Sigue siendo al que eligió Sonsoles, una mujer que se alejó de todo foco, que cantaba en coros en el festival de órgano de la catedral de León de incógnito, anónima, sin publicidad (y que con toda seguridad, reconocería un Jaguar de "estrangis" en su garaje). 


Sigue siendo de León y apoyando cada acto de su gente, sigue siendo el que a León debe su templanza y al que su ciudad y toda España deben tanto. Un hombre nomás, una persona sin estridencias, pero con una firmeza indestructible en su decisión de trabajar por el bienestar de las personas y que mantiene intacto su fino sentido del humor, entre piadoso y cáustico.

 

El honor es nuestro.  

 

ZP
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Published by martinguevara - en Europa Aorta
5 noviembre 2018 1 05 /11 /noviembre /2018 11:18

AMUNÍ

 

Un uomo elegante, capelli impomatati, accompagnato da due amici in un'automobile, si avvicina ad una casa signorile di un paese; viene presentato ad un anziano assopito su di una sedia a dondolo nel balcone della casa, due guardie del corpo vigilano la sua siesta pomeridiana. Uno dei due amici del giovane ben pettinato sveglia dolcemente don Ciccio, gli dice che è venuto con un paesano emigrato a New York, che importa olio d'oliva in America, gli mostra la lattina con l'etichetta in inglese e gli chiede il permesso di trattare con l'emigrante. Il vecchio capo mafia locale fa cenno al giovane commerciante di avvicinarsi e gli chiede come si chiama. 

- Vito Corleone - risponde il giovanotto, l'anziano sorride,  lo sorprende il fatto che Vito per cognome si è messo il nome del paese e gli domanda: - Di chi sei figlio? - Allora Robert De Niro gli sussurra all'orecchio: - Di Antonio Andolini - Quello che anni prima don Ciccio aveva fatto ammazzare insieme ai suoi fratelli per aver osato opporsi al suo potere. E aggiunge: - Questo regalo è per voi - mentre gli affonda tutta la lama di un pugnale nel ventre tagliandolo sino al torace.

Non ricordo quante volte ho visto quel film, quella scena, una delle scene piu famose del cinema universale, moltissime comunque, e quella notte per la prima volta l'ho vista sapendo che la scena si filmò in un piccolo paese siciliano, ma non a Corleone, e che la Mafia in Sicilia è ben lontana dall'essere quella setta romantica e contestataria che il resto del mondo suppone che sia, così come crede che i pirati erano dei giustizieri. 

Ho anche imparato che la Sicilia è molto, molto di piu che mafia; siculi, sicani, romani, fenici, cartaginesi e greci, è anche ovviamente tutto questo.

La mia amica cineasta, anarchica e attivista della vita, Anna Assenza, oriunda di Vittoria, era da un po di anni che m'incoraggiava a visitare la famosa isola, sopratutto ogni volta che andavo in Italia, mi diceva « Sì, quella città è molto bella ma non sai quanto è bella la Sicilia, devi andarci e percorrerla a piedi». Mi avvertí anche di una certa somiglianza, non di linguaggio ma in quanto a forma di essere, con i cubani, Paese dove sono cresciuto e dove Anna ci ha vissuto per undici anni.

E finalmente, grazie a lei ed ai suoi due amici Peppe De Caro e Tano Melfi, da cinque anni gli organizzatori della Camminata Trasversale nel centro della Sicilia, partendo da una costa per arrivare alla costa opposta si attraversa tutta l'isola a piedi. Quest'anno ho potuto andarci, anche sia solamente 11 giorni, ed ho potuto finalmente conoscere quest'isola, musa dell'immaginario collettivo dai tempi dei tempi. 

Non sapevo nulla del progetto Antica Trasversale Sicula sino al momento in cui seppi che in pochi giorni sarei partito da Madrid per raggiungere Catania. Quello che lessi a riguardo mi riempì di entusiasmo, anche se serbavo un sospetto fugace sulle passeggiate attraverso i miei cervicali, lombari e menischi che imploravano un ricambio urgente. 

Uscito dall'aereoporto sentii che ero approdato in una terra parente della mia anima, la gente sorrideva, solamente gli stranieri andavano di fretta, mi diressi al bar per provare una porzione di pizza, che anche se di qualità “made in airport” era una prelibatezza se confrontata con la pizza del resto del mondo, e mi chiama al telefono Peppe dicendo che sta per arrivare, comparve mentre ordinavo un caffè, ci abbracciammo e salimmo in macchina ed anche se a chi legge sembrerà che esagero, quei primi minuti in cui mi trovo in un paese sono quelli che piu mi raccontano di quel paese, è il momento in cui vedo piu chiaramente gli atteggiamenti, i meccanismi, i riflessi pronti simili e diversi da quelli conosciuti, noto se si prendono cura dei propri effetti personali piu o meno del solito, se vanno di fretta o con indifferenza, se i pavimenti brillano o accettano la loro condizione di pavimenti dove cadono le cose e le scarpe sporcano, gli aromi dei condimenti o la puzza di grasso, gli odori dei profumi, i rumori, l'organizzazione, la guida disciplinata o la guida con destrezza ed autonomia dal codice stradale, mi dice di piu della idiosincrasia dei luoghi  che i vari capitoli dei manuali turistici specializzati. 

E così conoscendoci arrivammo a Vittoria, il paese di Anna, con chi, stranamente, non ci siamo mai visti in carne ed ossa, stavo per conoscere prima i suoi amici che lei, ma qualsiasi lettore appassionato di libri e di racconti sa che è possibile provare sentimenti di affetto, rispetto e familiarità con qualcuno in lontananza. Anche nella distanza del tempo, sono pochi quelli che sento come fratelli dell'anima mia come fu e come lo è Dostoievski, nella solitudine di quella cella in Siberia, ben prima della mia nascita. 

Ho conosciuto l' “arancino” vero, tutte le copie che avevo provato in vita mia non gli arrivavano nemmeno all'altezza dei talloni, e poi siamo andati a prendere Tano Melfi, il fondatore del percorso, come Peppe, un personaggio particolare, dall'animo autentico e genuino, di convinzione di libertà attaccata alla terra, lontano dai canoni richiesti dal “politicamente corretto”.

Di buon mattino, il giorno dopo, siamo andati a prendere Mauro e Tomas, altri due personaggi totali, e siamo partiti su di un furgoncino con il logo dell'Antica Trasversale Sicula in direzione Trapani da dove poi siamo salpati su di un traghetto diretto all'isola di Favignana e Levanzo accompagnati dall'ingegnere e antropologo Gianluigi Perrera, che per due giorni ci fece da guida in un viaggio da sogno per la bellezza di entrambi le isole e le ricchezze archeologiche e storiche.

Io ero stanchissimo perche non avevo dormito bene nelle due notti precedenti, e però ad ogni passo si presentava una storia da ascoltare; in Sicilia è successo di tutto, piu che a Roma, tanto che a volte, in così tanta Storia in così poco spazio e tempo, le informazioni si accavallavano in testa, mischiando navi fenicie di ancore cartaginesi in mani di architetti e saggi greci comandati da romani agli ordini di siculi.

Tutto mi sembrava famigliare ed al tempo stesso ancora piu arricchito dal nuovo amico Peppe De Caro che parlava l'italiano con gesti e musicalità propri dei siciliani. Sentir parlare italiano e portoghese brasiliano sembra star immerso in un racconto, non necessariamente una commedia però sì ai bordi di una risata permanente, una bella lingua, quasi tutte le parole terminano con la vocale, per tanto Martín spesso è Martino o Martin senza l”accento sulla “ì”, potenziando così la “a” e sfuggire al compito di menzionare quella dannata “n”, sola, priva di soggezione, di indicazioni, di biancheria intima. Però ho potuto constatare che il siciliano è molto diverso dall'italiano, “andiamo” si dice “amunì” ed ha persino parole piu simili allo spagnolo castigliano o al portoghese che alla lingua dell'Alighieri. 

 

Ma la cosa meravigliosa che cominciò a riempirmi l'anima, per una persona come me che lavora in solitario piu di quanto vorrebbe ammettere, fu il sentimento di tribù, di appartenenza, in soli due giorni avevo la sensazione di conoscerci dai tempi dei tempi, percepivo che la piu grande ricchezza della camminata che mi aspettavo era precisamente quello, andare oltre la bellezza, oltre l'importanza della Storia del mondo Occidentale che ebbe quell'isola situata tra i mondi antichi, come lo fu Cuba molti secoli piu tardi, per la sua posizione strategica, la sua bellezza e sensualità.   

Levanzo custodisce la grotta del Genovese, un luogo che si raggiunge attraversando l'isola a piedi e dove si conservano pitture rupestri neolitiche simili a quelle di Atapuerca a Burgos, in Spagna. Ciò dà l'idea dell'assurdità che comporta essere nazionalisti, poichè, nel migliore dei casi, siamo un miscuglio di tutto ciò che ci ha preceduto, un pot-pourri di ogni costume e di ogni formazione, il risultato delle gioie, della felicità, dell'unione di questi popoli antichi; del loro odio non ci è stato tramandato nulla, siamo arrivati sin qui grazie alla fiducia reciproca tra le genti.

Tutte e due le isolette le ho visitate accompagnato dalle risate con Vincenzo, Tomas, tutti i Giuseppe e Adriana, un'architetto di Palermo con la quale non riuscivo a smettere di ridere per le sue maniere, per il suo senso dell'humor e per quel tono tutto suo di parlare. Poi abbiamo dormito a casa dell'artista Momò Calascibetta, dove siamo stati ossequiati con un banchetto di cibo, di amicizia, calore umano e la bellezza del suo lavoro sia pittorico che architettonico; siamo stati chiamati da un programma radiofonico molto ascoltato e tra De Caro ed io spiegammo le linee guida della camminata.

Sino ad ora non avevo ancora dormito nella tenda e nel sacco a pelo che gentilmente mi aveva prestato Claudio Lo Forte, la verità è che non ero abituato a dormire su di un terreno duro, cosa che il giorno dopo avrei constatato poichè iniziava la “camminata” ufficialmente, con tanto di stampa e le autorità dell'isoletta di Mozia che riuniva, pigiata, tanta Storia quanto quantità di zanzare.

Una bellezza gia dalla partenza in barca, la quale avvenne con due ore di ritardo, caratteristica che mi indusse a ridere ed a riflettere molto, a ri- apprendere a rallegrarmi per come i siciliani intendono il tempo, in modo molto simile ai cubani, ma con piu licenze e forse con un latente sostegno  filosofico teorico piu profondo, forse prodotto della saggezza di migliaia di anni, di numerose culture di occupazione, di colonizzazione, di espropriazione e contributi in termini di pazienza e una ben appresa tradizione di cospirazione; all'inizio può risultare scomodo, però fino a quando non ti senti a tuo agio, allora diventa incredibile, il tempo là è per la vita, non per l'angoscia.

La cronologia del viaggio è il minimo, l'humus interiore che dona è il più importante, sia per la vista dei bei paesi,  dei paesaggi, sia per le persone con le quali ti imbatti durante il cammino, come tutti quelli che  ci hanno accolto con uno sforzo e una brillante energia positiva, tale che l'amico ambulante belga Eugene, mi confidò che era allucinato perche mai e poi mai in Belgio avremmo ricevuto tali ricevimenti, "o in qualsiasi posto che ho conosciuto finora" risposi a mia volta.

Ci siamo immersi in sorgenti calde che vengono usate da tremila anni, abbiamo goduto di templi elimy, greci, romani, città da sogno, piccole chiese, vergini miracolose, cibi ancora più miracolosi, le cantine di Vincenzo Fazio, dove il proprietario e sua moglie, che hanno camminato con noi, ci hanno trattato come re e siamo rimasti amici per sempre, questa gola che non permette più il passaggio dell'alcol però ha preso atto dell'aroma dei vini che Fazio ci ha regalato, tesoro liquido, le serate erano impregnate di discorsi, canzoni, ci hanno ricevuto all'inaugurazione di un albergo ristrutturato con una notte di eventi festivi, canti tipici siciliani, mi sono innamorato di uno: "Si Maritau Rosa", mi hanno ricevuto a casa loro Simonetta, Momò, Maria, Peppe, Davide, Luisa e con la loro gentilezza così tante persone che mi sembra ancora come un sogno breve ma intenso.

C'era un capitolo per cani e gatti. In quei giorni ci accompagnavano un po di cani, il campione di tutti i campioni, Pitu, un cane coraggioso saggio e molto vivace senza razza nè legge,  Christian, un camminante silenzioso, tranquillo, del nord Italia, Nina, una cagnolina stupenda, e la simpatica e carina Rose Lyne, che quasi muore ma che grazie all'amore ed all'arrivo di una bottiglia d'acqua con bicarbonato di sodio per farla vomitare si riprese alla grande, Duca, il pastore di Olga, Olga sì, è di Corleone, non come don Vito, un cane pastore che durante il cammino di quei giorni accanto a noi non abbaiò nemmeno una volta. 

I gatti sono liberi, i gatti sono come fantasmi felini.

Nei giorni della passeggiata ha avuto luogo la commemorazione del 9 di ottobre, giorno dell'omicidio di mio zio Ernesto Guevara a Vallegrande, in Bolivia.  

Mi hanno invitato durante quell'intero giorno a un tour di cui mi è rimasto impresso nella memoria la lotta di un essere siciliano eccezionale, Peppino Impastato e l'energia della nipote Luisa Impastato che mantiene viva la memoria e la lotta di suo zio e sua nonna che lottarono per un mondo migliore, che a quel tempo significava porsi contro ad una spietata mafia, più che sposata al potere, era il potere stesso, una mafia che si rubò vite inestimabili come quelle dei giudici Falcone e Borsellino. Maria, di un paese che si chiama Vita, una donna così gentile quanto instancabile, è alla guida dell'associazione Pro Loco nella zona, e tra lei e la cara Agostina hanno organizzato la giornata che è iniziata con una visita nella casa dove vivevano Peppino Impastato e sua madre, un museo memoriale che a differenza di altri musei è ancora vivo, riunendo i giovani valori del quartiere, di paese, della zona e di tutta la Sicilia, così come agli ex compagni di lotta di Peppino, sia quelli della radio che tutti i militanti dell'antimafia. 

 

Sono stato accolto da Luisa, una creatura divina di grande tenerezza e al tempo stesso di una forza e fierezza interiore che si intuiscono, c'erano i compagni di Peppino, un argentino che fungeva da traduttore per le parole che non conosco e che non assomigliano al castigliano, prima di tutto ho chiarito che non condivido le idee di Castro e dell'URSS, per ragioni che non era il caso di spiegare in quel frangente, ma che comunque mi commuovo per quelli che osavano essere comunisti in una situazione così avversa come quella di quegli anni, e grazie alla sincerità iniziale abbiamo instaurato un dibattito aperto e diafano.

Mi accomiatai dagli occhi azzurro intenso di Luisa e siamo andati a Palermo con due studenti universitari per prendere anche due colleghe, tutti studenti di medicina provenienti da diverse parti d'Italia, che mi hanno portato in giro per la città e da lì siamo andati all'evento di Salemi il quale è stato molto emozionante, dove ancora una volta spiegai che anche se non condividevo le idee e la militanza ammiravo la coerenza di tutti loro. La giornata terminò con una bella mangiata di pizze deliziose e la notte a dormire a casa della famiglia di Maria.

Forse non lo sanno, ma per me è stata una giornata molto speciale, mi hanno sempre disgustato le figure iconografiche e gli idoli che emanano l'obbligo di essere come il Che, di essere un comunista, perche sono stato testimone del gran tradimento di quegli ideali,  pertanto mi prodigo di piu nella critica, piuttosto che rivolgermi a un pubblico simpatizzante comunista; tuttavia tra quelle persone umili, dalla pellaccia dura formati nella lotta, nella solidarietà, persone con valori, mi sentivo in una famiglia etica, una famiglia affettuosa. In Sicilia molte cose sono al contrario, non solo la percezione su Garibaldi, gli italiani dicono che nella punta di Trapani finisce l'Italia, ma seppi che in realtà è da lì che inizia.

Lasciai la Sicilia ad appena una settimana della Camminata Trasversale, che dura piu di quaranta giorni con piu di seicentocinquanta chilometri e trentasette tappe, ma sono partito con il cuore ricolmo di emozioni, il taschino nel petto stracolmo di amici, da Mimma a Vincenzo, da Peppe a Maria, da Angelo a Gaetano, sorrisi, molti sorrisi, serenità dell'anima ed incredibilmente, come dissi a Peppe, un miglioramento alla schiena e alla cervicale, sono andato via con la voglia di non andare ma di tornare, con il desiderio che nella vita, nelle città, intorno a me sia sempre coronato da quella soddisfazione, da quei piccoli dettagli affettuosi per la terra, per il mare, per gli altri e per le cose semplici, pur rimanendo amante delle comodità di un buon sofà non dimenticherò mai quando camminando nel bel mezzo del giorno sotto un sole impietoso arrivammo finalmente in un tratto di strada all'ombra e al poggiare il primo piede sotto quella, la sensazione di piacere, di divertimento, di festa, di gioia che mi sopraffaceva, mi sembravano paragonabili al miglior banchetto, una semplice ombra, ma con alcuni vantaggi, era gratis, salutare e condivisa con i miei simili.

 

Traducción al italiano de Anna Assenza

 

 

 

 

Partiendo de Mozia, en casa de Peppino Impastato con su sobrina Luisa y foto de grupo de caminantes.
Partiendo de Mozia, en casa de Peppino Impastato con su sobrina Luisa y foto de grupo de caminantes.
Partiendo de Mozia, en casa de Peppino Impastato con su sobrina Luisa y foto de grupo de caminantes.

Partiendo de Mozia, en casa de Peppino Impastato con su sobrina Luisa y foto de grupo de caminantes.

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Published by martinguevara - en Europa Aorta Relax
28 octubre 2018 7 28 /10 /octubre /2018 15:03

Llega un hombre peinado a la gomina y bien trajeado, acompañado de dos amigos en un automóvil a una casona señorial de un pueblo, es presentado a un anciano que dormita en un balancín de un balcón de la casona, dos guardaespaldas velan por su descanso. Uno de los amigos del joven bien peinado despierta con cautela a Don Ciccio, le dice que lo acompaña uno nacido en el pueblo pero emigrado a Nueva York, que importa aceite de oliva desde EEUU, le enseña la lata con las inscripciones en inglés y le pide permiso para negociar con el emigrado. El viejo jefe de la Mafia local,  le le indica al nuevo comerciante que se acerque y le pregunta el nombre:


-Vito Corleone- responde el joven, el anciano sonríe ante la ocurrencia de ponerse como apellido el nombre del pueblo, y le pregunta -¿hijo de quien eres? Y entonces Robert de Niro, le dice al oído el nombre del padre: Antonio Andolini, a quien años atrás Ciccio había mandado a matar junto a sus hermanos por oponerse a su poder,  y acto seguido le dice:- este regalo es para usted- rajándole el torso desde la barriga hasta el pecho con un puñal y hundiéndoselo hasta el mango.

No recuerdo cuantas veces puedo haber visto esa película, esa escena, una de las cimas del cine universal, pero fueron muchas y esa noche por primera vez la vi sabiendo que la escena se filmó en un pueblo de Sicilia pero no en Corleone, y que la Mafia en Sicilia dista mucho de ser esa secta romántica y contestataria que supone el mismo resto del mundo que también imagina a los piratas como justicieros.

También aprendí que Sicilia es mucho, muchísimo más que Mafia, sículos, secanos, romanos, fenicios, cartagineses y griegos, aunque por supuesto también es todo eso.

Mi amiga cineasta, anarquista, y activista de la vida, Anna Assenza, natural de Vittoria llevaba unos años animándome a visitar la famosa isla, sobre todo cada vez que iba a Italia, me decía, "sí tal ciudad es muy linda, pero no sabes lo bella que es Sicilia tiens que ir y recorrerla a pie", también me había advertido aunque no con palabras sino con una forma de ser, que los sicilianos guardan ciertas similitudes con los cubanos, país en que me crié y donde Anna vivió once años, para luego radicarse en Costa Rica.

Al fin se dio la posibilidad de recorrerla gracias a Anna y sus amigos Peppe de Caro y Tano Melfi, organizadores desde hace un lustro del camino transversal por el centro de Sicilia a pie, saliendo de una costa y llegando a la opuesta atravesando toda la isla. Este año podía ir, tan sólo once días pero podía finalmente conocer esa isla, musa del imaginario colectivo desde el principio de los tiempos .

 

No sabía mucho del proyecto Antica Trasversale Sicula hasta el momento en que supe que iría desde Madrid a Catania en pocos días. Lo que leí al respecto me llenó de ilusión, aunque guardaba un recelo escurridizo a lo de ls caminatas por mis cervicales, lumbares y meniscos que llevan un tiempo implorando un recambio urgente.

 

Ya en el aeropuerto, al salir, sentí que estaba en una tierra pariente de mi alma, la gente sonreía, sólo andaban con prisa los foráneos, me acerqué al bar a probar una porción de pizza, que aunque fuese de calidad "made in airport" era un manjar llegando del resto del mundo, y me llamó al teléfono Peppe diciendo que estaba llegando, cuando iba a pedir el café, apareció, nos dimos un abrazo subimos al automóvil y aunque al lector le parezca exagerado, esos primeros minutos que paso en un país son los que más me dicen del país, es cuando veo con más claridad las actitudes, los mecanismos, los reflejos similares y diferentes a los conocidos, noto si cuidan sus pertenencias más o menos de lo habitual, si andan con prisa o con displicencia, si los suelos brillan o aceptan su condición de suelos, donde las cosas caen y los zapatos ensucian, los aromas a condimentos o los hedores a grasa, los olores de los perfumes, la moda, los ruidos, la organización y disciplina o la destreza y autonomía en aplicar las leyes de los conductores, habla más de la idiosincrasia que varios capítulos de una guía especializada.

Todo me parecía familiar y a la vez más enriquecido por ese nuevo amigo Peppe De Caro que hablaba el italiano con gestos y musicalidad en la lengua propia de los sicilianos. Escuchar hablar italiano y portugués brasileño, parece estar inmerso en un cuento, no necesariamente una comedia pero sí en el borde de la sonrisa permanente, una lengua bella, casi todas las palabras acabadas en vocal, por lo cual Martín a menudo es Martino o Martin sin el acento en la í, para poder acentuar la “a” y escapar a la tarea de mencionar esa maldita N final, sola, desprovista de sujeción, de indicaciones, de ropa interior.

Pero también empecé a saber que el siciliano es bastante diferente al italiano, "vámonos" se dice "Amuní" e incluso tiene palabras más parecidas al castellano o al portugués que a la lengua de Alighieri.

Y así conociéndonos llegamos a Vittoria, la ciudad de Anna, con quien curiosamente nunca hemos tenido un encuentro de carne y hueso, estaba conociendo primero a sus amigos que a ella, pero todo lector apasionado de libros e historias, sabe que se puede experimentar  sentimientos de cariño, respeto y familiaridad con alguien en la lejanía e incluso en la distancia en el tiempo, pocos son tan mis hermanos del alma como lo fue y es Dostoievski, en la soledad de aquella celda en la Siberia, bastante antes de mi nacimiento.

Conocí el verdadero “arancino”, todas las copias que había probado en mi vida no le llegaban ni a los talones, luego pasamos a recoger a Tano Melfi el fundador de la ruta, al igual que Peppe, un personaje particular, de expresión genuina desde el alma, de convicción de libertad pegada a la tierra, alejada de los cánones que exige la corrección política.

A la madrugada siguiente  recogimos a Mauro y Tomas, otros dos personajes totales, y salimos en la furgoneta con el logotipo de la lechuza de la Antica Trasversale Sicula hacia Trapani, desde donde zarpamos en un ferry a la isla de Favignana y la de Levanzo, de mano del ingeniero y antropólogo  Gianluiggi Pirrera quien nos hizo durante dos días un recorrido de ensueño, por la belleza de ambas islas y por sus riquezas arqueológicas e históricas. Yo estaba reventado porque no había dormido bien en dos noches pero cada paso que dábamos tenía una historia que atender, en Sicilia puede ocurrir más que en la propia Roma, que a veces haya tanta historia en tan poco espacio y tiempo que la información se atiborre en la cabeza mezclando barcos fenicios de anclas cartaginesas manejados por arquitectos y sabios griegos comandados por romanos a las órdenes de sículos.

Pero lo más bello que se me empezó a acumular en el alma, para una persona que trabaja en más soledad de la que le gustaría admitir, fue la sensación de tribu, de pertenencia, en sólo dos días sentí que nos conocíamos desde un tiempo sin medición cronológica, percibía que la mayor riqueza del camino que esperaba era precisamente esa, más allá de la belleza, de la importancia para la Historia del el mundo Occidental que tuvo esa isla situada entre los mundos antiguos y tan deseada como lo fue Cuba unos cuantos siglos más tarde, por su uboicación estratégica, su belleza y sensualidad.

Levanzo atesora la gruta del Genovés, un sitio al que se llega atravesando la isla a pie y donde se conservan pinturas rupestres del neolítico emparentadas con las de Altamira en Cantabria, España. Eso da la idea del disparate que significa ser nacionalista, ya que, en el mejor de los casos,  somos una mezcla de todo lo que nos precedió, un potpurrí de cada costumbre y de cada aprendizaje, el resultado de sus alegrías, de sus felicidades , de sus compañerismos; de sus odios no nos fue legado nada, llegamos aquí gracias a la confianza de una persona en la otra.

Ambas islas las conocí acompañado de las risas con Vincenzo, Tomas, todos los Giuseppe y Adriana, una arquitecta de Palermo con quien no podía parar de reírme, por sus ocurrencias, por su sentido del humor y por ese tono tan suyo al hablar. Luego dormimos en la residencia del artista plástico Momò Calascibetta, donde fuimos agasajados con un banquete de alimentos, de amistad y calor humano, y de belleza de su obra tanto pictórica como arquitectónica, nos llamaron desde un programa de radio muy escuchado y entre De Caro y yo les dimos las pautas de la caminata.

Llegado a este punto aún no había dormido en la casa de campaña y en la bolsa de dormir que gentilmente me prestó Claudio Lo Forte, la verdad es que estaba desacostumbrado a dormir sobre suelo duro, cosa que al día siguiente empezaría a entender cuando oficialmente arrancaba la caminata, con la prensa  y las autoridades desde el islote de Mozia, que reunía, apretujada, tanta Historia como cantidad de mosquitos.

Una belleza desde la misma partida en lancha, dos horas después de lo pactado, característica esta que me llevó a reír y a reflexionar mucho, a re-aprender a disfrutar cómo entienden el tiempo los sicilianos, de manera muy similar a los cubanos, pero aún con más licencias y acaso con un subyacente sustento teórico filosófico de mayor profundidad,  producto acaso de la sabiduría de miles de años, de numerosas culturas de ocupación, de colonización, de expropiación y de aportes en materia de paciencia y una bien aprendida tradición de conspiración; pero al principio puede resultar poco cómodo hasta que al acomodarse uno se convierte en alucinante, el tiempo allí es para la vida, no para la angustia.   

La cronología del viaje es lo de menos, el poso interior que deja es lo más importante, tanto en la valoración de los pueblos bellos, los paisajes, las personas que se cruzan en el camino, como todos aquellos que nos recibieron con un esfuerzo y energía positiva brillante, tal que el amigo caminante belga Eugene, me reveló que estaba alucinado porque jamás en Bélgica nos harían tales recibimientos, “ni en ningún lugar que hasta ahora conozco” le respondí a mi vez.

Nos bañamos en termas que se usan hace tres mil años, disfrutamos de templos elimios, griegos, romanos, pueblos de ensueño, iglesias pequeñas, vírgenes milagrosas, comidas más milagrosas aún, las bodegas de Vincenzo Fazio, donde su propietario y su esposa que también caminaron con nosotros nos trataron como reyes y quedaron como amigos para siempre, esta garganta que ya no permite el paso de alcohol sin embargo tomó nota del aroma de los caldos que nos regaló Fazio, tesoro liquido, las noches eran de charlas, canciones, nos recibieron en hotel refaccionado con una noche de actos festivos, canciones típicas sicilianas, me enamoré de una: “Si Maritau Rosa”, me recibieron en sus casas Simonetta, Momó, María, Peppe, Davide, Luisa y en sus amabilidades tanta gente que me resulta aún como un breve pero intenso sueño.

 

Hubo un capitulo para perros y gatos, tres perros caminaron esos días con nosotros el campeón de todos los campeones Pitu, un valiente sabio y vivísimo perro sin raza ni ley, de Christian un caminante silencioso, tranquilo, del norte de Italia, Nina, una preciosa perrita de la simpática y linda Rose Lyne, que por poco se nos va y entre el cariño y la llegada a tiempo de una botella de agua con bicarbonato de sodio para hacerla vomitar, salió adelante, y Duca, el pastor de Olga, Olga sí es de Corleone no como don Vito, un pastor que en todos los días que caminó con nosotros no ladró ni una vez. Los gatos son libres, los gatos se acercan al fantasma gatuno.

 

Entre los días de la caminata tuvo lugar un acto en conmemoración por el 9 de octubre, día del asesinato en Vallegrande de mi tío Ernesto Guevara. Me invitaron durante toda esa jornada a hacer un recorrido del que me quedé con la impronta de la lucha de un ser excepcional de Sicilia, Peppino Impastato y con la energía de su sobrina Luisa Impastato que mantiene viva la memoria y la lucha de su tío que fue asesindo de manera bestil por un mafioso del propio barrio, y se su abuela qu no cedió ante la tradición de guardarle luto al hijo en sielncio, sino que no cesó su lucha hasta que el asesino fue condenado y la historia conocida en el mundo entero,  luchadores por un mundo mejor, lo cual en aquella época implicaba situarse frente a una Mafia despiadada, que más que casada con el poder, era poder en sí misma, una Mafia que se cobró vidas valiosísimas como también las de los jueces Falcone y Borsellino. María, de un pueblo llamado Vita, mujer tan amable como incansable lleva la asociación Pro Loco de la zona, y entre ella y la querida Agostina organizaron la jornada que arrancó con una visita a  la casa donde vivió Peppino Impastato y su madre, un museo memorial que al revés de otros museos continúa vivo, reuniendo los jóvenes valores del barrio, de pueblo, de la zona y de toda Sicilia, así como a los ex compañeros de Peppino, tanto de la radio como en su militancia anti mafia. Me recibió Luisa, una criatura divina de una gran ternura a la vez que de una fuerza y fiereza interior que se le intuye, estaban los compañeros de Peppino, un argentino que me hizo de traductor para las palabras que no me sé y que no se parecen al castellano, ante todo les aclaré que no comparto las ideas de Castro y de la URSS, por motivos que no venían al caso explicar, pero que me conmovía la gente que se atrevía a ser comunista en una situación tan adversa como en la de aquellos años,  y gracias a la sinceridad inicial, tuvimos una charla abierta y diáfana.

Me despedí de los ojos de Luisa  y fuimos a Palermo con dos universitarios a a recoger a dos amigas suyas universitarias también, todos estudiantes de medicina de distintas partes de Italia, que me dieron un paseo por  Palermo y de ahí fuimos al acto en Salemi, que fue muy emotivo, donde nuevamente dije que aunque no compartía las ideas y militancia admiraba la coherencia de todos ellos. La noche terminó comiendo unas pizzas exquisitas, y yendo a dormir a la casa de la familia de María.

Quizás no lo sepan, pero para mi fue un día muy especial, porque llevo toda la vida reñido con las figuras y los tótems emanados de  la obligación de ser como el Che, de ser comunista y fui testigo toda la gran traición a esos ideales, por lo cual me prodigo más en criticar aqullo, que en dirigirme a una audiencia simpatizante del comunismo; sin embargo entre esa gente humilde, de verdaderos callos formados en la lucha, en la solidaridad, gente de valores, me sentí en una familia ética, familia de afecto. En Siclia muchas cosas son al revés, no sólo la percepción sobre Garibaldi, los italianos dicen que en la punta de Trapani termina Italia, pero supe que en realidad, es ahí donde comienza.

 

Me marché de Sicilia a la semana de empezada la Travesía, que dura más de cuarenta días, con más de seiscientos cincuenta kilómetros y treinta y siete etapas, pero me fui con el corazón lleno de emociones, el bolsillo del pecho lleno de amigos, desde Mimma a Vincenzo, de Peppe a María, de Angelo a Gaetano, sonrisas, muchas risas, tranquilidad del alma, e increíblemente como le comenté a Peppe, una mejoría de la espalda y de las cervicales, me fui con ganas de no irme, de volver, de que cada día en la vida en las ciudades, en mi alrededor sea vea coronada de esa satisfacción, de esos pequeños detalles de afecto por la tierra, por el mar, por las demás personas, y por las cosas simples, aunque siga siendo sibarita de la comodidad de un buen sofá, nunca olvidaré, como cuando tras caminar media jornada bajo un sol impiadoso, llegamos un trozo de doscientos metros del camino sombreado y al poner el primer pie bajo la sombra, la sensación de placer, de agasajo, de festividad, de gozo que me embargó, se me antojó comparable al mejor de los banquetes, una simple sombra, pero con algunas ventajas, era gratis, saludable, y compartida con mis semejantes.

Antica Trasversale Sicula, 1) parte del grupo en Vita, 2) en la Casa de Peppino Impastato, con Luisa Impastato, y el primer día camino a Mozia
Antica Trasversale Sicula, 1) parte del grupo en Vita, 2) en la Casa de Peppino Impastato, con Luisa Impastato, y el primer día camino a Mozia
Antica Trasversale Sicula, 1) parte del grupo en Vita, 2) en la Casa de Peppino Impastato, con Luisa Impastato, y el primer día camino a Mozia

Antica Trasversale Sicula, 1) parte del grupo en Vita, 2) en la Casa de Peppino Impastato, con Luisa Impastato, y el primer día camino a Mozia

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Published by martinguevara - en Europa Aorta Relax
26 mayo 2018 6 26 /05 /mayo /2018 09:46

Que Pedro Sánchez se apresure a la moción para gobernar es un golpe al PP pero, ojo, puede representar una victoria pírrica.

Será un año de pocas oportunidades para brillar, aún cuando apruebe leyes que todos esperamos no florecerán hasta pasado un año y medio, excepto la derogación de la Ley de protección ciudadana, conocida como ley Mordaza. El primer día hurtas y orgasmos, el segundo día resaca y el tercero estará sólo en medio de un desierto de 360 grados a la redonda sin señales ni alguaciles, y es ahí donde tendrá que decidir el camino a tomar. Porque ojo, a un presidente elegido se lo espera, se lo tolera, pero a uno que sube sin el apoyo de las urnas, máxime cuando es uno que pretende serlo por las urnas, desde el primer día se lo mirará con lupa. Y por supuesto estará rehén, de los caprichos ocurrencias, improvisaciones de sus socios, muy serios todos, pero de demasiadas procedencias diversas, sin contar con que Rajoy con un escasísimo bagaje de pruritos ético morales y una paciencia y desidia que le brindan esa rara capacidad de invernar en medio de la tormentas, ya ha dado cátedra de como ganar batallas aburriendo al enemigo.

También es cierto que el año, bien tomado, no sería para presentar resultados, sino para tener un sitio envidiable desde donde desarrollar la campaña electoral de los próximos comicios.

Por el otro lado el PP contará con un año, que para unas cosas es poco pero para otras es mucho tiempo. El Partido ya está armado, son setecientos mil militantes, muchos son jóvenes brillantes, todo depende de la amplitud de miras de los gerontes y de su generosidad, tendrán tiempo los portavoces de presentarse como víctimas, dejando pasar un poco el eco de las noticias de su podredumbre, y resaltando la usurpación del legítimamente conseguido en las urnas, por partidos que quieren dividir España, moneda que en este país a la derecha le garantiza importantes dividendos.

Pablo Casado ya no podrá fácilmente encabezar los aires de cambio por el asunto muy poco claro de sus carreras universitarias, aunque haya que tener en cuenta que el español, es infinitamente más indulgente con la corrupción de la derecha, también es cierto que puede que, y ojalá, se produzca un hartazgo acerca de esta persistente tolerancia. Por otra parte, aunque Casado sea joven viene muy precedido por su barniz abulense que porta demasiadas reminiscencias de una derecha muy ligada a las cunetas y los fusilamientos, que Ciudadanos está enterrando al menos en sus formas.

En cambio Andrea Levy, puede alzarse con sus méritos y la ayuda de los supervivientes del PP que deseen desatascarse y no enrocarse negando la realidad, es un capital muy valioso y un diamante al que aún le queda bastante por pulir, un cuadro de los de tener en cuenta. Energía no le falta, ostenta la condición de mujer que se aviene con los tiempos, los de izquierda no la denostarán, o al menos la arista machista y misógina tradicionalmente asociada con la derecha quedará suprimida en apariencia, los de centro simpatizarán, y la derecha aunque no le convenza del todo no podrá jamás darle la espalda. Es joven, es fotogénica, tiene un nombre comercial muy fuerte, los mejores y más utilizados vaqueros en el mundo entero llevan su apellido y son más símbolo de la libertad de la llanura sin límites y el rock que de la carcundia propia de su partido. Es catalana y eso no es una cosa menor para los tiempos que corren, uniría autoridad y sensibilidad al aplicar leyes, políticas o determinaciones puntuales, tendría autoridad moral para opinar sobre su territorio, y en España nadie dudaría de su implicación con el país.

Sólo debería pulir su actitud socarrona y algo petulante ante los medios de comunicación y los interlocutores en general, más proveniente de la brega permanente, de la actitud de defensa frente a las numerosas amenazas que una chica debió atravesar para llegar a hacerse notar en cualquier medio, pero más aún en su partido político, acostumbrada a llevar la contra, a saber luchar y no perecer, que a su propio carácter, mucho más jovial y gregario.

 

Por otro lado dejar la partida a Ciudadanos habría sido un riesgo para el PSOE y la izquierda en general, pero podrían haber tenido un exquisito espacio de tiempo para presentarse como la contracara de lo presente, de lo decrépito, guardando las municiones e incluso los estandartes definitivos para cuando les toque hacerse cargo del bastón, y dejar que los hunda cada vez más cualquier paso en falso del PP, que en ese caso y con el año de juicios que viene, podrían ser todos.

 

Hasta ahora Pedro Sánchez ha atacado mejor desde las cuclillas que desde el equilibrio en pie. 

Pedro y Andrea en sus avatares
Pedro y Andrea en sus avatares

Pedro y Andrea en sus avatares

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Published by martinguevara - en Europa Aorta
7 abril 2018 6 07 /04 /abril /2018 11:55

Sólo con visitar un campo de concentración nazi en Alemania y ver de lo que esa gente han sido capaz en materia de mea culpa y de inflexión en la Historia, ya deberíamos sonrojarnos al sostener con dinero público el indecoroso Valle de los Caídos. 
Están en otro nivel, no practican la justicia a la carta, allí fue preso el Presidente de uno de los clubs más poderosos del mundo, el Bayer de Múnich y cumplió íntegra su condena de tres años: ¿alguien puede siquiera fantasear con algo similar en nuestro patio? 
Si hasta está encarecidamente recomendado callar las correrías y tropelías de ciertos clubes, grandes empresarios, altos políticos, que han entrado paseado y pernoctado en todos los intersticios de putrefacción de nuestra sociedad para lucrarse de una manera procaz. 
No entremos en comparaciones ni en competencias que sólo nos ocasionarían daño al intentar revestirnos de una identidad antagónica a la que representa Alemania en el contexto contemporáneo.

La Justicia en Alemania es totalmente independiente del poder político, hay que verlo con perspectiva, estamos desarrollando un aparato represivo muy delicado cuando decide desatarse. Queremos meter a los catalanes incómodos en prisión y a los que se salven de las rejas, que pidan perdón de rodillas, mientras el estado protege de la más que comprensible y justificada extradición a la Justicia Argentina, a Billy el Niño, un vil torturador, que goza del recuerdo de sus crímenes y tormentos en la brisa de la calle. La tendencia represiva delicada que presenta nuestro panorama actual, aún en ciernes pero "in crescendo", goza de mucha mayor simpatía en otros confines que en Europa Occidental.

No hay presos länder, ni provos holandeses, ni escoceses del Scots unthirldom, ni milaneses de la Liga del Norte, ni siquiera ya encarcelan a militantes del Sinn Feinn irlandés. No esperemos que los tribunales alemanes se aboquen a esta cacería por las bravas.

Los más emparentados ideológicamente con aquél terrorista de Estado, que fue el mayor obsecuente español del III Reich, que no sólo envió efectivos para asesinar a personas en una orgía de sangre y abuso en toda Europa, sino que solicitó que los alemanes nazis bombardeasen Gernika, curiosamente son los que hoy hablan de echar un pulso a Alemania, de enfrentar nuestra actitud hostil a su pretendido y acaso también, pretencioso civismo.

Si el nacional catolicismo no le jugase tan mala pasada a la médula espinal hispana, y en lugar de pasarse de rosca y exigir la humillación de toda postura contraria, si no hubiesen ido a ablandarlos a palos, ni se los persiguiese con la saña con que en otras épocas de mayor violencia pero misma obcecación se capturaba a judíos, moros, herejes o rojos, Europa entera estaría de rodillas ante M.Rajoy, ningún gobierno europeo quiere independentistas, pero menos aún quieren figurar como simpatizantes ante su electorado con esta ola de retrospectiva tan preocupante.

 

La casi siempre "tuerta" Lustitia

La casi siempre "tuerta" Lustitia

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Published by martinguevara - en Europa Aorta
18 enero 2018 4 18 /01 /enero /2018 14:45

Ojo.

Ayer un aficionado a la violencia y al odio más que al deporte de balompié, asestó tres puñaladas a un asistente a un partido de fútbol en el metro de la zona de San Blas, en Madrid, el mismo "navajita plateá" que había apuñalado a un aficionado de la Real Sociedad unos cuantos años atrás. Es de ideología nazi y así lo expresa con total libertad junto a sus correligionarios, siendo que según nuestras leyes, constituye apología del terrorismo y delito de odio.

Ha dos meses atrás se dictó sentencia contra los fascistas que irrumpieron con violencia en un acto en la Librería Blanquerna de Madrid, golpeando, empujando, impidiendo celebrar el acto y declamando consignas de odio explícito, fueron sentenciados a prisión, pero en el mismo juicio se decretó que no entraran en la cárcel, me recordó la película "Mississippi en llamas", la escena que el juez confederado sentenció a los asesinos de un afroamericano, pero a renglón seguido dejó sin efecto la sentencia.

Un nutrido grupo de WhatsApp expresaron sus deseos de exterminar a "negros" "moros" "maricones" "progresistas"  a lo largo de diez años con total impunidad, e incluso llegaron a decir abiertamente que tenían que matar a la alcaldesa de Madrid y al líder de un partido político legal en España. De por sí daría terror cualquier grupo con esas declaraciones de principios, pero más aun tratándose de policías municipales, los cuales recorrían las calles de Madrid de noche y madrugada, según sus propias palabras, limpiándolas de basura. Alguno, tras una preocupante vacilación, fue apartado del cargo, del arma y de las calles. Ninguno está preso. 

En la calle continúa pavoneándose el Sheriff de Coslada que pasó entre rejas sólo un año a espera de juicio, tras cometer todo el abanico de delitos que figuran en el código penal, con el agravante de que era comisario de Policía. Parece que Junqueras es mucho más peligroso.

El Estado salió en defensa de "Billy el Niño"  un torturador confeso, de ideología fascista y criminal abyecto,  negando su extradición que la Justicia argentina reclamaba por medio de la jueza Cervini de Cubría, por crímenes de lesa humanidad que no expiran en el ámbito internacional, ni por supuesto  en la más elemental interpretación de la ciega Lustitia. Uno esperaría que hubiesen negado la extradición para juzgarlo en suelo español; pues no, fue para dejarlo disfrutar de su, al parecer, merecido descanso.

El Estado continúa otorgando subvenciones de la Fundación Francisco Franco, se continúan destinando finanzas a monumentos al terrorismo de Estado como el Valle de los Caídos, un canto al sometimiento de los vencidos y al exterminio en masa, y se continúa obstaculizando todo esfuerzo por recuperar los cuerpos de los asesinados y desaparecidos en la ominosa era del franquismo.

Hace quince días estuve con mi hijo en el campo de concentración de Dachau, en los alrededores de Münich, uno de los primeros campos  nazis, al principio cuando estuvo regentado por las SA era para comunistas, socialistas, homosexuales, gitanos y díscolos en general. Pasó a estar bajo el poder de las SS y de a poco fueron nutriéndolo de judíos y demócratas de varias nacionalidades hasta armar una orgía de dolor y muerte para concluir en el límite del horror.

Al investigar en algunos ensayos, mellado la atención que el nivel de tolerancia con los crímenes de la derecha que dieron pie a las políticas que comenzaron en 1933 en Alemania, era notablemente inferior al que hoy disfrutan los nostálgicos del fascismo de corte español, que no llegó a eliminar a seis millones de judíos y veinte millones de rusos en una guerra porque no fue necesario, pero mató salvajemente a todo aquel que podía significar algo de progresismo, torturó y liquidó los derechos de la mujer, de los trabajadores, de las clases medias, de la democracia, de expresión, culturales, en definitiva, políticas de vanguardia conseguidas con mucho sacrificio en España.

Un fascismo que no habría titubeado en matar el doble que el alemán si hubiese sido necesario, porque mató lo necesario y un plus, y que encima gozó del privilegio de ser vencedor durante cuatro décadas dejando el terror impregnado en el ADN de la población, incluso tras cuarenta años de su aparente adiós.

Lion Feuchtwanger, vaticinó escribiendo como poseído por el futuro inmediato sobre la Alemania que estaba por venir, y ponía en boca de uno de sus personajes principales en la obra "Los hermanos Oppermann", el descrédito a quienes temían que en su país, el de Beethoven, Goethe o Bach, los bárbaros de ls SS pudiesen ir más allá de algunos tumultos y asesinatos puntuales, era precisamente el hermano que no se exilió y terminó muriendo en el campo de concentración.

Ojo.

Nada de lo que tenemos es perpetuo ni es seguro, pero mucho menos lo será si no tomamos parte en su cuidado.

"El trabajo os hará libres" Letrero en la entrada del campo de la muerte de Dachau

"El trabajo os hará libres" Letrero en la entrada del campo de la muerte de Dachau

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Published by martinguevara - en Europa Aorta
8 diciembre 2017 5 08 /12 /diciembre /2017 13:55

 

Por menos que la letra  de la canción Doo Doo Doo (Heartbreaker) de The Rolling Stones. un grupo de doce raperos hoy en España fue condenado a dos años de prisión. 

Condenados a dos años más un día de reclusión en una cárcel, importante lo de más un día, ya que aproxima la posibilidad de hacer efectiva la pena en prisión y que no sea conmutada como en la mayoría de los casos en que se es condenado a dos años; no obstante, de todos modos dos años de condena en el país donde políticos que se han pasado lustros en un alto cargo ideando como robar cada día más dinero del erario público, están en la calle o en suntuosos yates y exclusivas pistas de esquí esperando la sentencia de un juicio que nunca llega a puerto.

Donde los policías que han declarado su firme convicción de que hay que ocasionar un suplicio hasta la muerte a la Alcaldesa de Madrid, a electos dirigentes políticos de este país, a todos “los negros”, “los moros” y los progresistas, están sueltos en la calle.

Donde los extremistas que golpearon a destacados demócratas  asistentes a un acto en la librería Blanquerna, ya condenados, pasean ufanos por la calle, aterrorizando por supuesto a todo progresista que se crucen.

Quienes golpean cada día a mendigos sin hogar, africanos subsaharianos vendedores ambulantes, beréberes que entran de forma ilegal, y un variado etcétera de seres humanos desafortunados, que en cualquier alma mínimamente piadosa sólo despertarían misericordia,  están aguardando una medalla. Sin hacer mención a los impunes mensajes de odio que reciben periódicamente figuras públicas que no pertenecen a la derecha ni a la ultraderecha,  sin que ningún fiscal actúe ni de oficio ni siquiera a partir de las denuncias de los afectados.

Mientras tanto, titiriteros, “tuiteros”, cómicos, juglares, bardos, trovadores de la ciudad son apresados, procesados, condenados nada menos que a prisión, o a multas de sumas de dinero lo suficiente abultadas como para, en una sociedad pautada por el pavor a no tener dinero, infundir aún más miedo que las rejas.

La finalidad no es la crítica vacía, sino movilizar conciencias, debemos detener el deterioro de la Democracia, hay que defender nuestro modo de vida e impedir el vertiginoso retroceso que está sufriendo nuestra sociedad a razón de la indulgencia y las anacrónicas leyes promovidas y aprobadas por actual gobierno. 

Millones de personas en el mundo sufren cárcel, torturas, muerte, para soñar con poder cambiar su destino, nosotros podemos hacerlo votando, tomemos conciencia de que lo nuestro debemos defenderlo nosotros, nadie vendrá a salvarnos.

Por una vez preguntémonos antes de votar ¿Es acertada la elección del zorro para cuidar a la gallina?

Los Rolling Stones por esta letra, por por Sympathy for the Devil y por Street Fighting Man, Jimi Hendrix por Hey Joe, The Beatles por Happiness  is a warm gun,  Kiss por casi toda su discografía, como el difunto Frank Zappa e Iggy Pop, y la casi totalidad de músicos de punk ingleses y de rap norteamericano, o cualquier mención de los grupos de funk a Black Panthers, sin necesidad de irse tan lejos el Rock Radical Vasco "RRV" la Polla Récords, programas de TV como la Bola de Cristal, la Alaska y el Carbonell de aquella época, toda la Movida Madrileña y la TV de Pilar Miró en la España de hoy, guardando proporcionalidad con los raperos,  irían todos juntos de cabeza a la trena a cantar el Rock de cárcel de Elvis Presley. 

 

Fragmento de Doo Doo Doo (Heartbreaker) de The Rolling Stones

 

“La policía en la ciudad de New York 
perseguía un tipo por el parque 
un caso de identidad errónea 
le metieron una bala en el corazón 
rompe corazones con tu revolver 

Voy a destruir tu mundo 
romper corazones con tu revolver 
voy hacer pedazos tu mundo ..”

 

Doo Doo Doo (Heartbreaker)

Todos con Elvis a cantar al "Trullo"

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Published by martinguevara - en Europa Aorta
2 octubre 2017 1 02 /10 /octubre /2017 23:20

Conversando con algunos viandantes en el mercadillo de la plaza de León sobre el temita omni constante de la votación en Catalunya, uno de ellos dijo que hablaba tres lenguas, le pregunté si entre las tres estaba el catalán, el gallego o el euskera 

- No ¿para qué sirve hablar esos dialectos?- me espeta el paseante sabatino.

-¡Hombre haz lo que te parezca mejor, pero después no digas que en la meseta se respeta y quiere a los catalanes, y que ellos no nos quieren ni respetan cuando son quienes en su totalidad saben hablar y escribir en castellano!

 

 

 

 

Así no se detiene el deseo de expresión de un pueblo. Así es como actúa Maduro.

 

 

 

Trescientos treinta y cuatro heridos ( que al final de la jornada son 840) por la represión policial en Catalunya, algunos heridos de gravedad, uno que perderá un ojo, y un joven que recibió balazo de goma en el pecho grave.

Cuando los cuerpos represivos entran en un laboratorio de drogas es lógico previsible y proporcional que entren preparados para una respuesta violenta y prende armados hasta los dientes y con agresividad, pero si esa misma fuerza va a detener una ilegalidad que la protagonizan ciudadanos desarmados, sin antecedentes penales, cuyo objetivo era depositar papeletas en urnas, no pueden entrar igual que al laboratorio de drogas. esto es una obviedad.

La imagen de España hoy en el mundo es espantosa, anti democrática, Madurista , Castrista, franquista, fascista, represora, desatar una oleada de violencia de unos cuerpos armados hasta los dientes con una agresividad propia de una guerra, contra ciudadanos que dentro de la no legalidad lo que iban a hacer es a echar un papel en una caja. 
Ha sido injustificable, nunca el Estado puede actuar peor que el retador, jamás.

Este es el resultado de no haber hecho una reflexión profunda sobre el franquismo.

 

 

 

Vamos a ver:

Los demócratas del mundo condenamos la represión del ejecutivo Nicolás Maduro en Venezuela contra un pueblo manifestado con gran agresividad para deponer a un gobierno elegido la urnas, con todas nuestras criticas, reservas y condenas pero un gobierno legal.

¿Cómo no vamos a condenar entonces la fuerte represión con más de trescientos heridos de una población pacífica, cívica, cuyo único objetivo era depositar una papeleta en una urna, para decidir si quieren formar parte de un proyecto o quieren construir otro, que en ningún momento querían llegar tan lejos como intentar deponer al presidente de España?

 

 

 

Siempre me encontrarán enfrentado a la violencia, me da igual que venga de donde provenga, se disfrace del barniz que se disfrace, siempre he estado, estoy y estaré del lado de la libertad de expresión y contra la represión.
Me da igual si una ley prohíbe respirar, los humanos tenemos derecho a respirar, la ley en algunos sitios prohíbe que las mujeres se quiten el burka y las castiga si lo hacen, yo apoyo cualquier mujer en cualquier circunstancia que se lo quite y creo que 
es el debe de todo demócrata apoyarla.

Por eso quiero que en Cuba puedan votar, y no me sirve que se diga que la ley de allí NO permite votar, si la ley es injusta hay que abolirla.
Hubo un tiempo en que era legal pegar a la esposa si hablaba mucho, era legal que los niños trabajasen, era legal que un Señor Feudal se acostase con las novias de sus siervos en la noche de bodas, era legal echar un esclavo al agua a que se lo comiesen los tiburones y era legal matar al esclavo que no servía para producir beneficios.

Si la ley es tan claramente cruel, injusta o anacrónica, hay que derogarla o abolirla.

 

 

 

Fuera Puigdemont y Fuera Rajoy. 
Elecciones en Cataluña y en España Ya!

 

 

Aquí los únicos que han ganado son los gobiernos corruptos que escenifican un enfrentamiento para consumo de los nabos.

Desde hace semanas y de ahora en más, peor, el único tema será Cataluña-España y desaparecerá de la parrilla informativa todo lo que realmente interesa, el juicio Gürtel, las políticas de redistribución de la riqueza ahora que salimos de la crisis mientras los trabajadores cada vez son más pobres, la educación y la salud, tanto en España como en Catalunya donde fue el gobierno de CIU, la misma gente de Puigdemont, quien aplicó la degradante ley laboral, la represión a la gente, la corrupción a gran escala.

Ambos corruptos consiguieron su objetivo.

 

 

 

También es inadmisible que quiera aprovecharse de esto Pablo Iglesias que cerró la boca con la represión brutal en Venezuela

 

 

 

 

 

 

Sólo demócratas y el pueblo catalán pueden protestar. Podemos apoyó a Maduro.

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Hubo un tiempo en que la ley impedía a las mujeres votar.
Las sufragistas fueron reprimidas hasta que alcanzaron tras años de lucha su objetivo, si hubiesen esperado a que se los concediesen por las vías establecidas, todavía estarían sentadas esperando,

Las sufragistas británicas se caracterizaban por un tipo de defensa realmente combativa. ejemplos de ellas fueron Emily Davison y Carmen Karr entre otras. 
En 1904 se fundó en Berlín por Carrie Chapman Catt, Millicent Fawcet
t y otras feministas la Alianza Internacional de Mujeres que reivindicaba el sufragio femenino. 
En otros países el sufragio femenino se logró, años después de las luchas de las inglesas, desde las instituciones del estado mediante leyes que fueron impulsadas directamente por mujeres en la política como el caso de España con Clara Campoamor, Argentina con Alicia Moreau de Justo y Eva Duarte de Perón o México con Elvia Carrillo Puerto.

 

 

Durante meses nos dijeron que el referéndum era ilegal, un picnic, una payasada.

Sin embargo hoy se emplearon para impedirlo como si fuese lo más vinculante que ha existido en la Historia.

 

 

 

Hoy en Sol, en Madrid, hay una manifestación multitudinaria contra la represión.
España no aprueba la represión.

 

 

 

Cifran en 840 los heridos en Cataluña, 240 en Barcelona,
según el Sistema Sanitario Catalán, referente sanitario en Europa.

 

 

 

Curioso:

Se le llama "fuerzas democráticas" a los efectivos armados hasta los dientes que dejaron un tendal de 840 heridos, de los cuales dos muy graves, que a su vez eran los "golpistas de estado" por pretender echar una boleta en una urna para definir sus destinos. 

¡No me digan que la elasticidad del lenguaje no es una maravilla!

 

 

 

Los maltratadores suelen decir:
Yo no quería pegarle, pero ella me obligó

 

Dos detalles

Donde actuó la policía autonómica catalana, sin violencia y con máxima corrección se cerraron 200 colegios electorales.
Donde actuaron los cuerpos represivos estatales empleando una violencia descomunal se consiguieron cerrar en total entre ambos, sólo 90 colegios.

 

 

 

tam Si tras el trato recibido por la ciudadanía catalana, alguien se pregunta por qué se quieren ir, por favor ¡que suelte de inmediato la botella o que convide!

bién es un sátrapa, después de manipu

 

Rajoy apoyó el plebiscito en Venezuela pero reprime al
votante catalán, Maduro apoya a Cataluña pero reprime a los venezolanos

 

 

lar a la población hacia la violencia con me Que v Hay gente consciente por suerte. Echan a los represores de los hoteles de Calella.

 

 

ergüenza, gritan ¡Fuera! a Piqué quien ha dado todo por la Selección. Al revés,habría que condecorarlo por su pr Ayer estuvieron muy cerca de matar a algún votante ¿Todavía queda gente cívica que defienda eso?

 

 

 

ofesionalidad

nti Lo que ha asombrado al mundo entero es el civismo y el savoir faire de la población de Catalunya.

Durante los últimos años cada año, una población de siete millones de habitantes saca a la calle un millón y hasta dos millones de personas en los sucesivos 11 de Septiembre, y no ha habido ni un cajero automáticos roto, ni una vitrina, ni un herido, en las celebraciones de los triunfos del RM en Cibeles hay infinitamente más destrozos.

Ayer, a pesar del pavor, del miedo, de los huesos rotos, de los golpes, patadas, que probablemente estaban dirigidos a que la población se atemorizase y no fuese a votar, a pesar de ello, fueron dos millones doscientas mil personas. 

¡Lo que habría sido si se les hubiese permitido!

Hoy pacíficamente reclaman sus derechos y les piden a los represores que abandonen su tierra. No les falta razón, es un pueblo ejemplar del siglo XXI lidiando con un Estado decadente estilo siglo XIX.

 

 

Inés Arrimadas de Ciudadanos no sólo es bellísima, es valiente, enérgica y muy inteligente.
Mejor que Rivera.

ras, los premiará manipular a la población hacia la violencia con mentiras, los premiará con el caos

Final del formulario

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Published by martinguevara - en Europa Aorta
29 septiembre 2017 5 29 /09 /septiembre /2017 14:31

A lo largo y ancho del territorio nacional está repleto de ciudadanos con edad de votar que mañana mismo acudirían a unas urnas dispuestas en su Comunidad Autónoma para decidir si quieren seguir formando parte una Monarquía con notables privilegios de todo orden respecto al resto de la población o si desean una nueva forma de Estado en la cual todos los ciudadanos sean responsables de sus actos y sean idénticamente iguales ante la ley, y donde la jefatura de Estado se decida a través de procedimientos menos anacrónicos que la fecundación de un óvulo por un espermatozoide del predecesor.

Muchos se lanzarían en tropel para expresar si prefieren modificar o aceptan un Estado que no reconoce los cientos de miles de víctimas de la barbarie fascista, que no hace nada por extraer sus cadáveres de las fosas comunes y restituir su honor condenando aunque sea simbólicamente a sus ejecutores y permitiendo que haya un punto de inflexión, de borrón y cuenta nueva. 

Numerosos ciudadanos de todo el territorio Nacional saldrían a votar mañana mismo para decidir si quieren un verdadero capitalismo donde todos tengan igualdad de oportunidades de negocio, de comercio, de educación, y no sea un coto privado de una casta generada a través del paso de los siglos y tamizada en las últimas décadas, una sociedad en la cual cualquier empresa empresario que comete torpezas o tropelías en el plano financiero y pierde, no es rescatado por sus víctimas contribuyentes, un capitalismo moderno sin prejuicios de procedencia de clases, de razas, de credos, que esté equilibrado por fuertes medidas sociales que además de no permitir la indigencia, la miseria, la pobreza, impulsen el deseo de progreso y de crecimiento intelectual, cultural y económico en lugar del estancamiento y el aborregamiento generalizado.

No pocos ciudadanos atenderían una convocatoria mañana mismo para decidir en las urnas si desean continuar con una judicatura cómplice y parte de la mayoría de los hechos delictivos de corrupción a gran escala, tomarían parte en decidir si las prisiones deben continuar siendo zonas de reclusión de elementos que presenten exclusivamente rasgos de notoriedad social, de influencia institucional y económica, absolutamente nulas.

Una gran parte de la población, si se hiciese un trabajo previo de concienciación desearía asistir mañana mismo a votar para independizarse del asfixiante corset socio económico cultural que cada vez más le están imponiendo a toda España.

Pero no necesariamente yéndose del territorio nacional, del enorme espacio de riqueza que compartimos, sino precisamente uniéndonos más todavía en torno a ciertas normas, reglas, pautas de progreso, civismo, concordia, sofisticación de las instituciones, tan innegociables como impostergables, y que dentro de estas exigencias participe todo el espectro social del territorio, toda la masa humana compuesta de la suma de individuos y de numerosas minorías aportando sus reclamos y reivindicaciones.

Catalunya independiente de por sí sola no significa absolutamente nada, puede ir en cualquier dirección, y dirigida por las manipulaciones emocionales nacionalistas lo más probable es que en un inicio aparente ir en el sentido del progreso pero inmediatamente tome el rumbo opuesto. 

Sin embargo, sí hay que decir que la movilización no de los oportunistas dirigentes nacionalistas tan corruptos y voraces como sus supuestos adversarios españoles, sino de la heterogénea masa social catalana, desde los campesinos con sus tractores por Barcelona, los estudiantes, los obreros, los profesionales, los intelectuales, inclusive la pequeña y mediana empresa, nos están enviando un mensaje claro, fresco, renovador, de que la movilidad más que posible es necesaria llegado cierto punto, nos están demostrando que podemos y debemos exigir progreso, y participar en las tomas de decisiones de nuestro espacio común compartido y en el caso de que nos haya sido usurpado, reconquistarlo democráticamente.

 

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Published by martinguevara - en Europa Aorta
27 septiembre 2017 3 27 /09 /septiembre /2017 12:18

Más allá de toda consideración que me merezca el asunto serio de la ruptura emocional de gran parte de la población catalana con el proyecto de país España por un lado y el conjunto de tópicos y características con que se pretende autodefinir el "ser español" no sin la participación de maniobras intencionadas a fortalecer sólo un costado de su conjunto de rasgos identitarios, y de la no respuesta del Estado en manos de gobiernos del Partido Popular, de su incapacidad para mediar en semejante conflicto y de su tendencia a respuestas categóricas, absolutas, monolíticas cuando no directamente violentas, asuntos que han hecho derramar toneladas de tinta en sólo unos días secuestrando cualquier otro tema del acontecer Nacional, me gustatría  pronunciarme sobre alguno de los epifenómenos que desprende el omnipresente temita.

Estoy tan distante y opuesto a un impostor Puigdemont que votó en contra de que el Sahara y el Kurdistán fuesen independientes y ahora se enfunda en derechos de atomización de la sociedad catalana,  como de fuerzas del orden interno saliendo de cuarteles rumbo a Cataluña despedidos al grito de “Viva España” y “A por ellos” como si partiesen a una lidia a doblegar a un enemigo extranjero, a imponer por la fuerza unas demasiado perturbadoras reminiscencias de la reciente y no tan gratificante historia española del siglo XX.

 

La consigna Viva España, tras la pérdida de las colonias allende los mares después de 1898 generalmente significó el dominio mediante conquista, mimesis, absorción de coronas, señoríos, etnias, o bien ideologías de mayor poder sobre otras dentro de la geografía y política nacionales, dándole al gentilicio "español" en ciertas ocasiones el carácter de símbolo de distinción por dominio en el ámbito doméstico.

Viva España, desde el inicio del siglo XX hasta hoy generalmente se usa como grito de afirmación y desafío de unos españoles a otros de diferente ideología o procedencia.

Este es el resultado de no haber hecho una reflexión sobre el franquismo, sobre la intolerancia, y de no haber profundizado en un más que necesario cambio de paradigmas, hoy cuando sólo se rasca un poco, sale por un lado el victimismo de quien jamás enfrentó el fascismo y lejos de ello hasta ayer mismo estuvo aprobando leyes para proteger al poder económico y reprimir a la población, y por otro lado sale lo peor del espíritu del Alcázar, la Inquisición, el medievo y el fraticidio representado por la extensión de las huestes falangistas en el siglo XX, inserto en la médula espinal de gran parte de la población, más allá de su clase social y del total absurdo cronológico.

Este sainete, representado por dos facciones durante décadas firmemente unidas para privar a la población de derechos, de logros obtenidos, para aprobar leyes que amordazan a los descontentos, ha conseguido su mayor objetivo, a saber: que no se hable de lo que realmente interesa, la desmesurada corrupción de ambos actores en liza y su protagonismo en el recorte de derechos, sueldos, nivel de vida de sus representados, fuesen sus obedientes votantes o no.

Argentina tiene sus Malvinas, Cuba cuenta con sus EEUU y España echa mano de Pais Vasco, Gibraltar o Catalunya para distraer a los alelados cuando están a punto de avivarse.

 

Exaltación marcial en despedida a la Guardia Civil, y caricatura de dirigentes nacionalistas catalanes corruptos
Exaltación marcial en despedida a la Guardia Civil, y caricatura de dirigentes nacionalistas catalanes corruptos

Exaltación marcial en despedida a la Guardia Civil, y caricatura de dirigentes nacionalistas catalanes corruptos

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