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21 enero 2020 2 21 /01 /enero /2020 19:29


A proposito della dura realtà spagnola sulla questione corruzione, in strada ho sentito un commento al volo dove s’invocava a mo’ di soluzione risolutiva la figura del più grande rettile della Storia latinoamericana:
Fidel “Guarapo” Castro Ruz.
Senza dubbio il personaggio più abile nell’utilizzare successi e difficoltà di persone, comunità, etnie, Paesi, sensibilità in beneficio del proprio tornaconto personale: inchiodarsi al potere.
Utilizzò assolutamente tutti e tutto ciò che aveva intorno. Il primo di tutti fu suo padre Angel, uno spagnolo immigrato nella parte orientale di Cuba di cui unica cultura e predisposizione era arricchirsi a botta di corruzione e sfruttamento dei guajiros (contadini al soldo dei ricchi latifondisti), quindi Guarapo machista Fidel utilizzò le contadine povere della sua fattoria portandosele a letto a gratis, in quegli anni tuttavia erano semi-schiave; il fratello minore da mettere nel suo progetto, più tardi all'Avana; i comitati studenteschi ed universitari democratici, i loro leaders Echevarría e Chibás, in seguito tutti coloro che accettarono di assaltare sotto il suo comando la Caserma Moncada e che morirono coraggiosamente mentre lui e suo fratello Raul ne uscirono vivi senza nemmeno un graffio e scarcerati dopo solamente un anno e mezzo pur avendo ammazzato dei soldati dell'esercito.
Quindi Mirta Díaz Balart, la sua prima moglie milionaria e tutta la famiglia Balart; e tutta la borghesia cubana per raccogliere fondi. Piu tardi, utilizzò i cubani esiliati o emigrati a Miami, le star di Hollywood, Camilo Cienfuegos, Frank País, Huber Matos, Carlos Franqui, Lázaro Peña, Blas Roca, sua cognata Wilma Espin e la sua famiglia, borghesi di Santiago di Cuba. Mio zio Ernesto Guevara che dalla Sierra Maestra gli mandava a dire che se erano comunisti bisognava dichiararlo apertamente e Guarapo gli rispondeva di no, che bisognava essere intelligenti e continuare con il rosario e la croce appesa al collo già che il popolo credeva in Dio e si poteva ingannarlo facilmente per raggiungere il grande obbiettivo. L’obbiettivo era impadronirsi di Cuba.
Utilizzò il Ché, lo ingannò sempre, gli diceva che appoggiava la sua idea di industrializzare il Paese pur sapendo che la monocoltura avrebbe continuato ad essere l’asse portante dell’economia cubana; gli ordinò di farsi carico dell’esecuzioni [7.101 condannati in processi sommari e fucilati], di recarsi all’ONU per far sapere tramite la sua bocca, già che lui giammai osò dirlo, che a Cuba si fucilava e si sarebbe continuato a fucilare; lo utilizzò per stabilire migliori relazioni con i Paesi stranieri, il Ché parlava bene francese ed era molto determinato e ben educato per quell’incombenza; lo mandò a tre importanti viaggi di rappresentanza in giro per il Mondo ma quando si rese conto che il Ché diffidava dell’URSS, del suo compromesso rivoluzionario con il resto del mondo, cominciò a cospirare agli ordini del PCUS per toglierselo di mezzo, ci provò in due occasioni, la terza fu quella fatale, lo liquidò mandandolo dove sapeva che nessuno lo avrebbe appoggiato per poi abbandonarlo definitivamente nel momento in cui aveva più bisogno di aiuto.
Utilizzò i rappresentanti africani, a Salvador Allende il cileno, a Perón l’argentino chiese in prestito, all'epoca, un milione di dollari in locomotive Fiat, auto Chevrolet Chevy da utilizzare come taxi, Dodge per la polizia, FIAT 125 e Renault, oltre a macchine per fare il pane e materiali per l'industria che mai nemmeno tentò di restituire.
Utilizzò la URSS ogni giorno ed ogni minuto per le sue aspirazioni e le sue velleità di imperatore della Grande Rivoluzione. Utilizzò Mella, Villena, Guiteras, a Massimo Gomez, a Maceo ed ovviamente a José Martí per addossargli la colpa del lavoro volontario e della sordida Scuola nei campi e le sordide borse di studio, esperimenti che fecero a pezzi l’adolescente cubano.
Utilizzò Trudeau, Barbara Walters, Hemingway, García Márquez, Francis For Coppola, Caamaño, Velasco Alvarado, il Messico e la sua amabilità con Cuba, utilizzò Angola, Etiopia e il Mozambico per arricchire le sue posizioni militari. Utilizzò Granada, Nicaragua, il Salvador, utilizzò il Guatemala ed ogni popolo insanguinato dell’America Latina.
Utilizzò il colpo di Stato cileno, utilizzò l’Argentina come nessuno mai; sostenne Jorge Rafael Videla, il più efferato repressore dei militanti di sinistra della Latinoamerica, perché l’ URSS gli intimò di mantenere la bocca chiusa sulla violazione sistematica dei Diritti Umani nel Paese già che questi gli vendeva il grano a Mosca in un periodo in cui altre nazioni non osavano sfidare il blocco stabilito dagli Stati Uniti.
Fidel Guarapo Castro Ruz tradì la sinistra al punto da dare l’ordine di votare in Svizzera contro una commissione che indagava sulla violazione dei Diritti Umani in Argentina mentre trentamila militanti, tra i quali anche soldati dello stesso Fidel Guarapo, venivano fatti scomparire, e bisogna dirlo che tutta quell’armata superba della decada degli anni “70 la iniziò e appoggiò lui stesso, per poi appoggiarne la sua morte e la sua tortura mettendo a tacere i crimini di Videla commessi nei confronti del popolo del suo tradito amico Ernesto Guevara.
Riutilizzò la dittatura dell’estrema destra argentina in occasione della Guerra delle Malvinas, Guarapo Castro si mostrò solidale con Leopoldo Fortunato Gualtieri, uno dei più grandi assassini di bambini e donne dell’Esercito argentino, e con Nicanor Costa Méndez famoso per aver detto non siamo neri latinoamericani, siamo europei civilizzati, offrendogli tutto il sangue cubano di cui avesse bisogno. Lo stesso sangue che non utilizzò per salvare il Ché e né altri prigionieri politici.
Fidel utilizzò Gianni Minà, Tad Szulc, a Oliver Stone, a Frey Betto, a María Schriver, a Errol Flynn, a Ava Gardner, a Mandela, a Bem Bella, a Mengistu Haille Mariam, a Zamora Machel, a Agontinho Neto, a Dos Santos, a Mao, a Pham Van Don, a Francisco Franco con il quale non ruppe mai i rapporti, visitò anche la casa del suo sfruttatore e misogino padre in Galizia accompagnato dall’unico ministro franchista in democrazia Manuel Fraga con chi si trovò benissimo e a suo agio giocando a dominò, bevendo e mangiando abbondantemente durante tutta una settimana come sono soliti fare due che si riconoscono intimamente come identici.
Fidel utilizzò le famiglie delle sue vittime, a volte trattandole eccezionalmente bene per essere perdonato o assolto nella critica e nell’affetto interno, comprando volontà con case, automobili, privilegi, è il caso della famiglia Guevara e di molte altre. E lo ottenne con molti di loro che mentono come porci selvatici ogni volta che dichiarano qualcosa alla Stampa straniera o viaggiano per ottenere benefici e pagamenti per l’obbedienza dovuta, ripetendo come automi che a Cuba tutti vivono bene in ugual misura, che c’è giustizia, che c’è libertà, mantenendo in questo modo i loro miseri privilegi.
Fidel Guarapo Castro utilizzò i suoi fratelli, incluso suo fratello maggiore Ramón per ottenere un’esemplare di mucca superlativa in latte, battezzata da Fidel in persona, non da suo fratello Ramón che l’aveva ottenuta, con il nome di “Ubre Blanca” che al comandante inflessibile servì per farsi propaganda a livello mondiale visto che era una mucca che produceva 120 litri di latte al giorno mungendola mattina e sera.
Utilizzò i palestinesi e gli ebrei, utilizzò Arafat e a Rabin, bandì le religioni e baciò la mano di tre Papi, il più anti comunista, il neo nazi ed il neo socialista, ma la cosa curiosa è che quando baciò l'anticomunista lui si professava comunista, quando baciò il filo nazista lui era filo Chavez, e quando baciò il socialista aveva già abbandonato la fede nel socialismo.
Quando cadde la possibilità di diventare Imperatore della Grande Rivoluzione Latinoamericana com’era nelle sue ambizioni, dal momento in cui crollò l’URSS, cominciò a propagandarsi nientemeno che in qualità di “pacifista”, “ecologico”, religioso, era lo stesso uomo che tradì il Ché in Bolivia affinché l’ URSS continuasse producendo armi nucleari senza per questo essere criticati da nessuno, fu quello che invase quanti più Paesi poteva e appoggiò qualsiasi avventura di guerriglia che potesse dargli credito una volta terminata e presentarsi quindi trionfante senza nessuna vergogna davanti al mondo come pacifista.
Ed in mezzo a quel pacifismo ricordò d’improvviso le sue origini gesuite e commissiona al frate domenicano brasiliano Frei Betto di scrivere il libro “Fidel e la religione”, senza mai smettere di reprimere tutti i religiosi di qualsiasi credo sul territorio nazionale sino agli anni “90, quando la carenza era tale che obbligò stabilire priorità per la repressione delle forze di polizia e quelle militari, e di spionaggio ideologico.
Utilizzò la repressione più brutale contro gay, lesbiche, Trans, contro giovani che rifiutavano sottomettersi ai miliziani, contro gli hippie, i rocchettari, contro i giovani ribelli, edonisti, irredenti, pacifici, abusò di loro in maniera vile, crudele, molti sono stati ammazzati. E poi utilizzò l’immagine di John Lennon, ovviamente dopo morto, lui, che mandò in carcere qualsiasi, secondo i suoi parametri, “effemminato con chitarra in spalla” che ascoltava John Lennon.
Poi apparì di nuovo il sogno imperialista per mano di Hugo Chavez ed il bolivarianismo sostenuto con fiumi di petrolio.
Cuba era stata la fidanzata di Spagna quando era il padrone del mondo, in seguito lo fu dell’ EEUU quando diventò il padrone del mondo, poi dell’URSS, un fidanzato tosco e rude ma potente, d’improvviso si è vista prostituirsi ad un plebeo come Venezuela, però pieno di petrolio fresco.
Utilizzò l’assassinio di grandi e leali suoi soldati per evitare la sua propria vergogna. Tradì il Generale Ochoa, a Tony e a Vicente de La Guardia nella maniera più meschina e vile che si possa immaginare.
Fidel Guarapo Castro continuò a utilizzare tutto il suo popolo, celebrava i suoi compleanni in grande mentre i suoi compagni di lotta lo guardavano con quei grandi occhi gonfi per i morti ammazzati ed il tradimento dagli anni “40 sino al nuovo millennio, utilizzò il bambino Elián ed il suo dolore, utilizzò gli emigranti del Mariel, utilizzò i prigionieri politici, utilizzò come nessuno mai il blocco economico, o legge Helms Burton, solamente a lui andava bene l’incremento delle ostilità da parte degli Stati Uniti contro Cuba, per presentarsi come Davide contro il gigante Golia mantenendo il suo popolo unito tra slogan semplici, facili ma molto efficaci nell’unire un popolo contro l’aggressione del nemico straniero.
Fidel s’infuriava ogni volta che vinceva le elezioni un presidente nordamericano democratico già che non gli rendeva la cosa facile, Kennedy, Carter, Clinton, Obama non servivano al suo vittimismo, lui sciorinava tutto il suo incanto anti imperialista e felicità quando salivano al potere Nixon, Ford, Reagan, o i Bush.
Alla fine della sua vita utilizzò il sangue, il sudore, il sacrificio dei cubani affamati per vivere come un re, consumando giornalmente vini da 200 dollari la bottiglia, e farsi allungare la vita sino all’inverosimile, compromettendo medici di tutto il mondo, fatta eccezione per la sua decantata medicina cubana, terrorizzato di fronte all’approssimarsi della morte vai a sapere sotto quali dei tanti inquietanti ricordi criminali e tradimenti, morte la quale tanto aveva invocato, secondo lui, quando sarebbe venuto a mancare il “socialismo” e tuttavia dalla quale rifuggì vivendo circondato sempre da guardie del corpo.
Fidel utilizzò il sangue ed il dolore intenso di migliaia di cubani, la prigionia di decine di migliaia di cubani, l’esilio e la morte di milioni di cubani, utilizzò la libertà, la repressione, la vita e aspirazioni di tutto il popolo cubano nella sua interezza.
Questo infame mascalzone ha lasciato Cuba e tutta l’America Latina senza una goccia di sangue rivoluzionario, ha lasciato il popolo cubano senza una goccia di dignità ed orgoglio facendolo sentire spazzatura di fronte a qualsiasi visitante straniero, per quanto borghese, capitalista, o analfabeta e insignificante questi fosse, sempre e quando atterrasse sulla “terra più bella che giammai occhio umano abbia visto” con un pugno di miserabili dollari.
Attenzione a questi tiranni, commettere l’errore di cadere ammaliati dal loro canto di sirene vuol dire il sequestro di un’eternità nel potere senza salvare nemmeno una virtù.

 

Traducción a la divina lengua de la Divina Comedia.
 por mi quierida amiga Anna Assenza

 

Il rettile impostore Fidel “Guarapo” Castro Ruz
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Published by martinguevara - en Cuba Opinión Europa Aorta
16 noviembre 2019 6 16 /11 /noviembre /2019 16:27

 

 

Cuba se engalana hoy para festejar los 500 años de la mudanza y el establecimiento en la zona norte, al lado del río Almendares, de la  Villa de San Cristóbal de La Habana fundada en 1515. 

 

Se estima que a la llegada de Cristóbal Colón a Baracoa, había en toda la isla conocida hoy como Cuba, unos trescientos mil aborígenes, entre siboney y tainos , que fueron casi de inmediato esclavizados para realizar trabajos pesados de búsqueda de oro en los ríos, y construcción de fuertes y viviendas, los cuales dada su forma de sociedad recolectora, cazadora, y pescadora no pudieron resistir los rigores de la esclavitud, del trabajo, de la tristeza y las enfermedades llevadas por los españoles, quedando unos cuatro mil  en 1555 y muriendo casi todos antes de finalizar el siglo XVII, pudiéndose encontrar un pequeño reducto de población con rasgos de los antiguos aborígenes, aún hoy en la parte más Oriental de la isla, precisamente allí donde Colón y los hermanos Pinzón pusieron sus poco aseados pies por primera vez.

 

 

Esta semana, se ha vuelto una vez más a dejar con las asentaderas al aire a muchos de sus más leales seguidores de los últimos tiempos provenientes de la cantera boliviriana, desde el desaparecido Chávez, su seguidor Maduro, Correa, el muy actual Morales, AMLO en su reclamo de arrepentimiento a la Metrópoli conquistadora, y Cristina Fernández que llegó a remover la estatua de Colón que daba nombre al paseo que comienza detrás de la Casa Rosada y reemplazarla por una de Juana Azurduy.

 

 El gobierno ha decidido abandonar la línea oficial mantenida a lo largo de los primeros cincuenta años de la Revolución, y salir a festejar el holocausto de los pueblos originarios de Cuba y la esclavización de más de dos millones de africanos bajo la atenta mirada y vigilancia colonizadora de Sus Majestades Borbónicas arribados directamente desde la Metrópoli. Si el siglo XX fue un cambalache ¿Qué queda para el XXI?

 

Más allá de esta interpretación poco ordenada pero nada desacertada, lo cierto es que en efecto, la Revolución, que en otras épocas de manera natural sentía inclinación a rememorar los padecimientos de los oprimidos y reivindicar su emancipación, hoy, también de manera innata, se inclina a venerar el poder y el dinero, tras décadas de asentamiento de grandes empresas capitalistas tratadas como a intocables, pero en el sentido inverso a la casta mas baja de la India. La primigenia cultura y sensibilidad revolucionaria, equivocada o no, ha desaparecido de la faz de la isla como sus habitantes originarios, incluso para representar el necesario panegírico de cara a su público de afuera y de su hastiado y desorientado público interno.

 

Luego de asistir al bochornoso espectáculo de Guarapo besando las manos de los tres últimos papas tras haber estigmatizado a todas ls religiones y después de esta reverencia a La Corona  ¿Será el próximo paso celebrar  el establecimiento de la Enmienda Platt de 1899 hasta 1902, tras la ocupación de los Estados Unidos?  ¿Podría ser Tronal Gump el próximo invitado de honor? 

 

 

Felipe Juan Pablo Alfonso de Todos los Santos de Borbón y Grecia, hoy Felipe VI de España, no sólo fue a conmemorar el aniversario de una gran y lucrativa colonia para la Corona, en aquellos años no de los Borbones pero que sí supieron heredar y engrandecer hasta más allá de los limites del crepúsculo y el ocaso, sino que fue a atar bien los cabos de los pinches negocios de los grandes capitales españoles invertidos en la isla, que ya vienen haciendo voluminosas cosechas y las muchos más jugosas que se avecinan gracias a esta nueva casta desprovista ya, de todo pudor y disimulo que aunque fuese a regañadientes, mortificaba la conciencia de los autores materiales del “Gran Engaño”

 

A partir de hoy, cuando un niño en la escuela deba calificar la barbarie contra los indígenas deberá tener un cuidado exquisito, deberá ser un cirujano de las palabras, de los significados y significantes, no vaya a ser que insulte a la Corona y sus Adelantados y ello le cueste una visita permanente del G2 a sus tutores, una vez encarcelados sus padres por una reciclada acepción de la ya legendaria acusación  revolucionario-inquisitorial, bautizada como  “Diversionismo ideológico” .

 

 

 

 

Su Majestad festeja el 500 aniversario de la colonización de La Habana
Su Majestad festeja el 500 aniversario de la colonización de La Habana

Su Majestad festeja el 500 aniversario de la colonización de La Habana

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Published by martinguevara - en Cuba Opinión Cuba flash. Opinion crítica.
22 febrero 2019 5 22 /02 /febrero /2019 16:30

Bruno Rodríguez, canciller cubano, dije que el próximo Domingo en Cuba "se votará por la nueva Constitución que garantiza, protege y defiende el futuro de la Cuba revolucionaria y socialista y la felicidad de los cubanos”-

¿La felicidad de los cubanos?

¿Dónde nacieron los millones de exiliados, de desterrados, de apestados que a lo largo de estos sesenta años han sido sometidos y expulsados del país, de sus carreras, de sus vidas, de sus dignidades?

El súmmum de la expresión de la superioridad nacional o étnica, es decir que un sistema socio económico, es capaz de garantizar la felicidad a todos los nacidos en determinado espacio geográfico. En este caso el socialismo, así como en Alemania fue el nacionalsocialismo o en Afganistán el Islam.

Es curioso como la extrema izquierda populista Latinoamericana usa los mismos mecanismos que la extrema derecha populista europea actual e histórica.

O viceversa.

Lo primero que estudia esta gente, a partir de la "Involución" cubana, es como conseguir que todo un país se identifique con un significado y significante inexacto, volátil, incendiario, en definitiva: manipulado, de la palabra "Pueblo", una vez que logran que la gente se sienta un rebaño, o sea: un pueblo, señalan al enemigo que es todo aquel que no quiere formar parte de esa masa informe. Les colocan un apodo degradante, ya sea "gusanos" "ratas" "cucarachas" o "rojos", como hicieron los nazis con los judíos, los Hutus con los Tutsis y Hutus moderados, los fascistas de Franco con los demócratas españoles y el gobierno cubano con todos los "desafectos". Tras deshumanizarlos los humillan, los ejecutan, los encarcelan, los exilian; los limpian y el "Pueblo" no sólo no se opone, sino que participa de la limpieza ideológica, de la estigmatización del diferente, aplaudiendo o denunciando, porque ya no son personas, ni siquiera enemigos, sólo son plagas.

Si no cuentan con derecho a la vida, mucho menos a opinar, a pensar, a votar.

El próximo domingo en Cuba, es un deber ciudadano, como individuo cubano no sometido a las distorsiones semánticas del término "pueblo", ni socialista, ni acérrimo militante del "trumpismo" , ni ningún otra posición, filosofía, cultura o barniz ideológico que se le quiera adjudicar o suponer, ir a votar con su propia conciencia, estudiando a fondo desde su perspectiva como ser humano de este mundo, de este momento histórico, si aprueba o no, una Carta Magna compuesta, discutida y aggiornada por los mismos que definieron la de 1976, que recurren a la treta de impedir votar a los millones de cubanos residentes en el exterior, que se fueron forzosamente por razones políticas y en alguna medida económicas, que criminaliza el pensamiento critico, la expresión cultural libre a través de caprichosas aplicaciones de decretos, como el 349 aprobado en abril del pasado año 2018, que limita y reprime, en espacios estatales y no estatales el alcance y cariz del mensaje de la obra artística.

Mi vida, cultura, personalidad y noción de nacionalidad, la componen tres países de un triángulo identitario perfectamente equilátero: Argentina, Cuba y España.

En Cuba, mi segunda patria, votaría No.

No a todos y cada atropello que se han cometido en estos sesenta años con cada cubano que no ha formado parte, por decisión propia o ajena de la masa adoctrinada. No a todos y cada uno de los atropellos que se continuarán cometiendo sobre todo cubano con un punto de vista discordante, diferente, antagónico, opuesto al del partido único que seguirá rigiendo los destinos de los cada vez menos decididos a dejarse incluir en el pelotón de "Pueblo".

Y de inmediato empezaría a votar Sí.

Sí porque  no queremos seguir identificarnso en torno a un antagonismo, sino construirmos alrededor de un proyecto común. Sí a un cambio integral que incluya absolutamente a todos, donde ningún cubano vuelva a sentir jamás en la comisura de sus labios la tirantez de una mordaza, ni un par de esposas en su capacidad creativa y crítica.

Carta Magna amordazada
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Published by martinguevara - en Cuba Opinión
1 enero 2019 2 01 /01 /enero /2019 01:55

Chequeando noticias y correos electrónicos me apareció la respuesta de una amiga a un tuit que decía: “Vimos en familia la película «Inocencia», de Alejandro Gil, un capítulo muy doloroso de nuestra historia. No olvidemos jamás que así como abundan los héroes, no faltan los mal nacidos por error en #Cuba, que pueden ser peores que el enemigo que la ataca. Viva siempre #CubaLibre!” Al concluir volví a leer el nombre del destinatario porque no entendía si se trataba de una broma, si era un truco de edición, o una manera de encabezar una crítica. 

 

El contenido era del actual presidente de Cuba Miguel Díaz -Canel , no tenía nada de trucado y no pertenecía a una soflama de su adolescencia en medio del entusiasmo por ir salvando capas en su ascenso al Himalaya del poder por la ladera de la furia incondicional, nada de eso, fue escrito hace tan solo 24 horas, el 30 de diciembre del presente año, a las puertas del festejo del vulgo por una vuelta más de nuestro planeta alrededor del Sol, y sobre todo del 60 aniversario del triunfo de lo que en su tiempo, fuese un faro de ilusión, de esperanza del pueblo cubano en la reanudación de un período democrático con la Constitución del 1940, y un haz de luz para sectores pre claros, intelectuales, obreros y campesinos de América Latina, que sentían la pulsión universal del cambio y no contaban, superados Cárdenas, Vargas y Perón,  con un referente identitario a la altura de las expectativas.

 

Revolución que arribó al poder con el apoyo de todos los sectores cívicos cubanos, una sociedad muy polifacética, de gran presencia cultural, con una renta per cápita muy superior a las de la mayoría de países latinoamericanos de entonces incluso superior a la de España, los guerrilleros de la Sierra Maestra recibieron a lo largo de la isla el determinante apoyo moral y militante e de todos los partidos políticos, y logístico y de financiación de parte la burguesía y pequeña burguesía  cubana, de gran parte del exilio en EEUU y Centroamérica, incluso contó con las simpatías de no pocs estrellas de cine de literatura de pensamiento norteamericanas, como Errol Flynn, Ava Gadner, Allen Ginsberg  y un sinfín de figuras de la época, la revolución de los barbudos.

 

La revolución de los barbudos equivalía a decir, la rebelión de los irreverentes, de los iconoclastas, de los descontentos, de los inadaptados, de los estigmatizados, de los contestatarios, de los herejes. Así lo entendió el mundo mientras en Cuba la ciudadanía se iba percatando de a poco, que esa ilusión se alejaba a pasos muy aligerados de la realidad. Presos políticos de la propia ala, muertes sospechosas, exilios, prohibiciones, comenzaron a componer el panorama cotidiano que acompañaba a un genuino entusiasmo popular de las clases más paupérrimas y tradicionalmente desfavorecidas desde el principio de los tiempos en el reparto toda nobleza.

 

Con artimañas casi artísticas, un descollante Fidel Castro fue paulatinamente silenciando, encarcelando, fusilando, exiliando incluso reclutando, mediante la manipulación o la célebre persuasión “Vito Corleoniana” de la proposición que no se puede rechazar, a todos los sectores que en su momento fueron claves para el triunfo de aquel proyecto, pretendidamente común, los que en la medida que fueron descubriendo las intenciones de Fidel, tanto de apropiarse del poder absoluto como de recostarse sobre la economía y protección de la Unión Soviética, comenzaron a conspirar o simplemente en mayor o menor grado, mostrarse en desacuerdo.  

 

Así y todo tras la declaración del carácter socialista de la revolución y de los lineamientos para los intelectuales de que “dentro de la revolución todo, fuera de la revolución nada”, la intelectualidad universal, aún conociendo de primera mano el perfil represor que tomaba el proyecto “Involucionario” decidieron sacrificarse a sí mismos en el caso en que les hubiese tocado ser cubanos, en beneficio de la masa, y apoyar sin fisuras el proceso, a la par que parte del pueblo humilde y parte del pueblo oportunista; el fascismo alcanza su punto más fuerte que con el protagonismo del pueblo unido. Y así, con la única oposición del campo capitalista, y el apoyo absoluto del Segundo Mundo y las fuerzas progresistas mundiales de a poco, tras los batistianos y contrarrevolucionarios, fueron ingresando a prisión trotskistas, descontentos del PSP que era el Partido Comunista, cristianos demócratas, y luego empezaron a encarcelar a comandantes , a oficiales del  Ejército Rebelde, que no simpatizaban con el comunismo, a profesionales, a empresarios amigos, luego a obreros y campesinos que ostentaban diferentes sensibilidades ideológicas, a intelectuales, hasta que el pueblo adocenado, asustado y monitorizado entendió que sólo había un camino: “Dentro de la revolución todo, fuera de la revolución nada”.

 

Cuando Ernesto “Che” Guevara, quien sí fuese entusiasta participe y precursor del carácter marxista leninista de la Revolución,  comenzase a percatarse de la desmedida ambición de poder de Fidel Guarapo Castro y la entrega incondicional de Cuba a una URSS completamente distanciada  de los postulados leninistas del internacionalismo proletario, de la solidaridad entre los pueblos, excusados por la Realpolitik  a que los obligaba la Coexistencia Pacífica, ya era tarde, y acaso para no dejar apagar aquella fuerte llama inicial del Granma, se embarcó en diferents expediciones revolucionarias pero esta vez sólo, con la aspereza del poeta coherente, decepcionado de las artes del poder, hasta concluir sus honrosos pasos en la selva boliviana donde sería abandonado por todos los revolucionarios, hasta el instante en que se conoció su muerte, cuando retornaron los aspavientos de la lealtad incondicional para construir un mito a medida que se les fue de las manos y del limitado universo de sus mezquindades. 

 

 

Después vendrían los años más estruendosamente recordados, las dictaduras latinoamericanas, los fuertes lazos comerciales de la URSS con la Junta Militar Argentina, y por traslación las negociaciones entre Fidel Guarapo Castro y Jorge Rafael Videla para no denunciarse mutuamente mientras en Argentina morían de las formas más horribles miles de militantes revolucionarios imbuidos precisamente por la revolución cubana. Luego llegaría la amistad Reagan-Gorbachov, Perestroika y Glasnot, y Fidel decidiría que aunque todo su pueblo muriese de hambre menos por supuesto su clase aristocrática, resistirían la situación económica terrible que vivió Cuba. Al no existir más la posibilidad de bombardear Estados Unidos, de bañar de sangre guerrillera Latinoamérica, Fidel con su sempiterno traje de iguana se convirtió en “ecológico y pacifista”, el mismo que habría encolerizado de manera enfermiza cuando Nikita Jruschev retiró los misiles nucleares de Cuba tras negociar con Kennedy, porque ya no podría lanzarlos sobre Washington. 

 

Y así a lo largo de estos sesenta años, ha sido un país gobernado por un solo partido político, una sola familia, una estructura de poder muy fuerte y bien establecida, mecanismos de control y de terror de suma eficacia, que han pasado por toda suerte de “revisionismos históricos” desde un cristianismo democrático, a una dictadura del proletariado, a una revolución martiana, a una revolución bolivariana, a una pantomima de elecciones para que se aupase un relativamente joven Presidente no perteneciente a la prosapia y pedigrí de La Sierra Maestra,  pero que hace sólo 24 horas fue capaz de tuitear palabras que reviven al más intolerante y represor Guarapo.

 

Todo con tal de continuar atornillados al poder, y de impedir la implementación precisamente de la palabra más usada, gastada, restregada, despojada de sentido y  vilipendiada de las que han hecho uso:  

Revolución.

 

 

  

Aniversario 60 de la Involución cubana
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Published by martinguevara - en Cuba Opinión
18 agosto 2018 6 18 /08 /agosto /2018 11:30
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Published by martinguevara - en Cuba Opinión
8 agosto 2018 3 08 /08 /agosto /2018 23:17

 

La alegría y la tristeza son circunstanciales, caprichosas, químicas, alternativas

Pero hoy ocurrió algo que consiguió entristecerme.

Una persona conocida de las redes sociales, con la cual simpaticé al entrar en contacto con su historia y ella conmigo al saber sobre la mía y nuestros puntos de vista coincidentes acerca de la dictadura cubana, hoy me escribió para decirme que me borraría de amigo, porque no quiere que en su muro aparezcan historias de amigos suyos que aprecian al ex presidente Barack Obama.

Me entristeció por partida doble, primero porque ella me conoció en persona en la Casa Bacaradí nada menos, presentando un libro con un amigo intimo ex preso político cubano, con el afecto de muchos luchadores por la libertad de Cuba, y conversamos, se llevó mi libro, y hasta donde yo creía, ingenuo eterno al fin y al cabo, habíamos simpatizado personalmente.

Pero más aún lo lamento porque pensé que incluso estábamos en un mismo barco en contra de cualquier intolerancia, en aquel instante representado en la revolución cubana, está pasándome últimamente con mucha personas, estoy descubriendo que no están a favor de la Democracia, en favor del civismo, en contra del autoritarismo y el pensamiento monolítico como decían, sino que son exactamente iguales, idénticos a los que disfrazaron su intransigencia con la palabra "comunista" en la isla hace ya sesenta años, albergan el mismo tipo de odio, sólo que desde la acera opuesta, sin darse cuenta que hacer esto precisamente perpetúa el juego. 

Pero no es ya que odien a los comandantes, cosa que podría entenderse, sino a un Presidente del país que los acogió, que lso albergó y les dio posibilidades que nadie les dio, y que consideren enemigo todo aquel que simpatice con ese presidente, los cuales, siento anunciarles, son la mayoría de los norteamericanos.

Desde que asumió el actual Presidente de EEUU he tenido la desdicha de constatar que este caso no es un caso aislado, que Fidel Guarapo Castro inoculó el odio entre cubanos., o la necesidad de construirse en torno y en base al odio al prójimo, en la imposibilidad de la convivencia, en la perpetuación de la intolerancia y en la guerra a la concordia.

No diré el nombre de la persona porque no es mi estilo en primera, y después porque la considero alguien valioso, me decepcionó profundamente, pero el mundo, ni la verdad, empiezan ni terminan donde yo dictamino, así que respeto su punto de vista, aunque no respete el mío.

Pero sí quiero apuntar una cosa, desde muy temprana edad tuve inconvenientes con la familia y con las autoridades cubanas que me atendían, por mi inclinación a admirar aspectos progresistas de los EEUU, Inglaterra y Francia, como el rock, el hipismo, los blues jeans, la libertad individual, el arte, el jazz, el blues, el derecho de expresión, la convivencia, desde los dieciséis años llevaba una mancha en el Expediente Escolar Acumulativo: "Diversionismo Ideológico", por esta devoción a la Libertad , y me sorprende que son esos precisamente los valores que estos individuos, a la sazón convertidos en una masa informe, detestan de los Estados Unidos de América.

El cubano se ha mostrado inmune a la democracia ya sea en diez, veinte, treinta incluso medio siglo viviendo en su sistema. 

No han aprendido nada de lo fundamental de la diversidad, y la tristeza es pensar que con ese material, más el intolerable de la Isla, habrá que contar cuando los vientos llamen a construir una nueva sociedad.

¿Nueva?.....mejor dicho a retornar a nuestro sempiterno círculo vicioso.

PD: Lo mas fácil para mi sería pedirle a todo aquel que se sienta identificado con esa persona que me borre de sus contactos, y de ese modo yo podría construirme también en base al antagonismo, pero en su lugar les pido que intenten reponerse a sus propios prejuicios, como yo hago cada día con los míos, que son extensos y antiguos, pero ni infinitos, ni eternos.

 

Intolerancia cubana
Intolerancia cubana
Intolerancia cubana
Intolerancia cubana

Intolerancia cubana

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Published by martinguevara - en Cuba Opinión
2 febrero 2018 5 02 /02 /febrero /2018 21:40

Según versión oficial, Fidel Ángel Castro-Díaz Balart atentó contra su vida con éxito en la ciudad de La Habana.

Con la debida cautela inducida por el extenso historial de embustes de la oficialidad cubana, para el caso es lo mismo si se suicidó o de algún modo le quitaron la vida, el muchacho, eterno niño hijo del dictador, no era feliz en absoluto.

 

Hubo quien llevado por el júbilo de celebrar cualquier deceso proveniente de semejante linaje, mostro su alegría exclamando: “uno menos”. Pero cabría recordar que Fidelito no era responsable de lo que hizo el padre, y recordar también, que además era hijo de Mirta, integrante de una de las familias menos entusiastas con el comunismo que puede encontrarse en todo el hemisferio.

 

¿Era el primogénito del Mega Comandante Guarapo Castro, un niño que disfrutó de una vida con privilegios? Sí, claro que sí; pero también inundado de desamor, de un padre ausente y una madre que lo quería pero a miles de kilómetros. Cabe acotar que siendo Castro Díaz-Balart, si hubiese continuado el capitalismo en Cuba y su padre se hubiese dedicado a explotar su indiscutible inteligencia como abogado, este niño, entre los bienes y capitales que tenian su abuelo paterno, toda la familia materna y lo que hubiesen generado los padres, habría sido un pichón de multimillonario de todas formas.

Pero hablemos de cada uno de nosotros.

¿ O hay alguien que teniendo algún pariente que viajase afuera de la isla, o un pariente guajiro que consiguiese alimentos codiciados en la ciudad, como puerco, aves, yuca, malanga o plátanos, o bien cuando eran niños si les regalaban algo que los demás del aula no tenían les decían: "no, ese pitusa (blue jean), esos tenis, esa camisa, ese puerco, esos plátanos, esos juguetes, no los quiero porque los niños de mi cuadra y de mi aula no lo pueden tener?

 

¿ O los que emigraron, a la hora de haber tenido esa inmensa suerte, dijeron: "no que va, no me voy a ir aunque lo desee con intensidad, porque millones de compatriotas quisieran lo mismo y los voy a dejar embarcados en el sufrimiento"?

 

¡Vamos, vamos, vamos, que nos conocemos entre los que aramos y los que majaseamos!

 

Fidelito no mató, no prohibió, no encarceló ni siquiera siguió carrera militar y hubo problemas con eso, cuando fue quien dirigía la nunca concluida construcción de la central nuclear de Juraguá en Cuba y el Organismo Internacional de Energía Atómica, tuvo diferencias de criterios con el rumbo que debía tomar una vez que la URSS había desaparecido y algún otro desliz, lo "hicieron a un lado" por supuesto con conocimiento paternal, porque "tronar" al hijo de Guarapo no quedaba en absoluto presentable.

Hay que decir que acaso la virtud más extraña de Fidelito fue que no participó de ningún escándalo, exceso, excentricismo habitual entre los hijos de los dirigentes en los países mal llamados socialistas, de eternos gobiernos de partido único.

 

No lo sé porque no estuve en su piel, pero puedo decir que desde la mía, apuesto que habría preferido un padre que no hubiese estado clandestino los años más importantes en la vida de un crío, y que cuando cobró visibilidad, entonces fue la madre quien se exilió y lo llevó con ella, hasta que en un viaje el padre lo volvió a retener con él como un trofeo.

Encuentro algunas similitudes con mi prima mayor, la primogénita de mi tío Ernesto, con la diferencia que mientras él vivió a Hildita se la recibía en su casa igual a los demás hijos, aunque le cayese mal a quien fuese; sólo cuando él murió, mi tierna y a la vez rebelde prima fue apartada de sus hermanos, excepto del menor que la adoraba y que siempre hizo lo posible por refrendar su afecto, pero aun así ella a casa de sus hermanos no podía ir.

Guarapo no tuvo ni siquiera los timbales de decirle a su esposa que en su propio hogar se recibiría a su hijo mayor como lo que era, que ya suficiente bruma había tenido en su infancia y vida para añadirle más.

También concurre el error frecuente de pensar que es deseable ser el vástago de alguien con semejante poder que perpetuó la adoración permanente y obligada; baluarte de virilidad, inteligencia y coraje (cosas que cabría someter al más somero de los tamices para comprobar su inconsistencia), omnipresente como mito en la misma medida que omniausente como padre, tan autoritario, tan imposible de emular.

Son muchos los casos de estos primogénitos, que hasta cuando peinan canas se les sigue llamando por el diminutivo y jamás pasan de ser los “hijos de”, que terminan de manera trágica.  Cristina Onassis, sólo para citar un caso.

Soy partidario de que cuando alguien que no ha causado daños irreversibles a las personas, no ha destruido la vida de gente inocente, decide algo tan profundo, personal y necesariamente triste como el suicidio, hay que dejar que su familia y sus seres queridos lo lloren y los demás permitirle un respeto.

 

Sería bueno ver cuantos de los plañideros que asistirán a su sepelio como asistieron en su momento al de mi prima Hildita, llorarán lágrimas de cocodrilo o de culpa, y cuantos serán los escasos que conocían el alma del niño que precedió al famoso cardenense Elián, en el tira y encoje de Guarapo en su batalla propagandística contra EEUU, Miami, los Díaz-Balart, la burguesía de la que él formaba parte y la paz de cualquier alma.

Ojalá a su manera, lo haya querido.

Fidelito en los años felices, antes de la serie de diásporas.

Fidelito en los años felices, antes de la serie de diásporas.

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Published by martinguevara - en Cuba Opinión
27 junio 2017 2 27 /06 /junio /2017 14:57

La noticia de los catorce mil repatriados en Cuba es engañosa, lleva bajo las ruedas una trampa para osos desprevenidos, no se dejen cazar por la propaganda del régimen. En efecto catorce mil cubanos obtuvieron la "repatriación", más allá de que no conozco otro caso en que los naturales de un país deban solicitar permiso para poder repatriarse y volver a adquirir el gentilicio de la tierra que los vio nacer, lo cierto es que esos catorce mil no regresan a disfrutar de las bondades del socialismo, de eso escaparon, muy por el contrario el retorno obedece precisamente a ser los pioneros del capitalismo. Siempre con permiso y detrás de los dirigentes que ya han ocupado posiciones donde se mueven las mayores cantidades de dinero de la gran empresa extranjera y la incipiente nacional.

Cuba irá copiando gradualmente modelos de transición al capitalismo alternativos ya existentes, el Chino con mayor probabilidad , el Vietnamita, y al final puede que el ruso cuando haya que desintegrar el PCC, dejando a cargo de los nuevos cambios a los represores de siempre. 
En cualquiera de esos proyectos se contemplará que la gente no dispute el poder ni cuestione sus decisiones, continúen de un modo u otro la instrumentalización político ideológica de Partido único o en su defecto de oligarquía estanca, pero permitiendo cierto progreso económico, cierta alegría financiera. 

Los familiares de los dirigentes "Pinchos" y estos mismos son los mejor situados como intermediarios en el conducto del grueso volumen de dinero que mueven y moverán  las grandes compañías hacia la isla, son y serán ellos la mayoría de los gerentes y/o empresarios en los medianos y grandes emprendimientos.

 Lo más lógico y probable es que quienes se sitúen inmediatamente detrás de estos intermediarios privilegiados, para fundar pequeños y medianos negocios sean los "repatriados" que acumularon algún capital proveniente del trabajo, la especulación comercial o financiera durante su emigración.

 La gran mayoría de los repatriados piensan en invertir para disfrutar del capitalismo en su propia tierra en el momento en que este cobre mayor presencia y no para volver a hacer uso de las paupérrimas bondades del fracasado comunismo.

Estos emigrantes son comerciantes , negociantes, empresarios, no tienen ética política, moral ideológica, sino que irán a recostarse al árbol que más sombra de, como hacen los capitales en el resto del orbe desde que el trueque dio paso al vil metal como elemento  de cambio.

 

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Published by martinguevara - en Cuba Opinión
15 enero 2017 7 15 /01 /enero /2017 12:11

Los disidentes, opositores activistas politicos contra el sistema socialista de partido único y de dictadura del proletariado que se estableció en Cuba hace más de medio siglo, naturalmente desean una sociedad diferente, a veces lo opuesto diametralmente en ocasiones algo que sólo difiera en aspectos, en fin el espectro es grande y todos deberían tener derecho a fundar, alinearse o simpatizar con su propio partido en una sociedad libre, y no sentirse conminados a pensar y actuar de manera monolitica como se les reclama desde la critica "libre", pero contaminada cuando no instrumentalizada  por la Seguridad del Estado cubano.

Habida cuenta de esto ¿por qué debería avergonzarse un activista contra el comunismo si le dicen que recibe sostén, financiación, ayuda o subvenciones del exterior o del interior o de donde sea que fuere?

En primera, cada opción política debería ser atendida por el Estado en forma idéntica atendiendo a las proporciones, un partido votado por cinco millones de votantes debe tener una cuota acorde a su tamaño proporcional a uno votado por un millón. En Cuba no sólo no se cumple sino que el PCC recibe el dinero entero del Estado al ser el partido único, de un Estado que recibe miles de millones en subvenciones, prebendas, ayudas, financiación desde el año 1960 de economías extranjeras. ¿Por qué debería la oposición, además de ser encarcelada, prohibida, perseguida, estar condenada a contrarrestar la propaganda y los recursos del aparato estatal con la más absoluta de las austeridades?

¿Viven del aire los generales, los coroneles, los tenientes los mayores del MININT, por su desempeño ideológico los dirigentes del PCC, el Comité Central, el Buró Político, el Consejo de estado, la Policía nacional, no cobran los militares?
Cobran en sueldos, en especies, en automóviles, en facilidades para casas en un país con problemas de vivienda acuciantes, y sobre todo en una cuota de poder implacable.

Y en segunda, precisamente la oposición al sistema de reparto equitativo puede y debe permitirse recoger en su identidad, la aceptación del significado y significante del dinero, del progreso económico, de la igualdad de oportunidades sí, pero admitiendo que luego hay diferencias de necesidades y de talentos y de deseos de crecimiento, de aportes desde el emprendimiento privado, y no debe avergonzarse cuando desde los diferentes sucedáneos de la Seguridad del estado se repita como un mantra, que no tienen autoridad moral para expresarse porque los sotienen economicamente.
Como si en Cuba se pudiese mantener por su cuenta una organización disidente, como si el Estado les proporcionase los mismos fondos que al PCC o lo que es más imperativo, como si los mismos opositores hubiesen sido tan instrumentalizados durante tantos años desde que eran pioneros en la escuela, que de alguna manera terminó penetrándoles la culpa de desear el confort, la calidad de vida, el desarrollo, el despliegue de potencial y energía individual por su correspondiente retribución y debiesen ocultarlo, avergonzarse de ello, de alguna manera les han inculcado el deber de sentirse como o la culpa de no sentirse como si fuesen militantes revolucionarios abocados alcanzar el comunismo en un país capitalista.

Pues no.

 

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Published by martinguevara - en Cuba Opinión
3 enero 2017 2 03 /01 /enero /2017 14:20

Una y otra vez el ser humano tropieza con la misma piedra.

Guarapo ascendió en Cuba con la excusa de la lucha contra un Batista dictador y la resistencia la ejerció contando con el regalo del Bloqueo y de la amenaza de agresión exterior, alimentando el temor de la población; en Rusia Lenin y Stalin triunfaron contra un Zar totalmente sanguinario, así como en China gracias a un Imperio ajeno a las necesidades del pueblo, y luego sostenidos de manera férrea por el fantasma del imperialismo, de la lucha ideológica, de la crueldad del capitalismo liquidaron a millones de personas sin la ayuda de ninguna potencia extranjera; en Venezuela Chávez subió en medio del dominio de una clase política que respondía con demasiada exclusividad a las elites oligárquicas olvidando más de lo que el buen gusto e incluso el sentido común en en su propio favor, sugieren, y luego mantenido en torno a la unión frente a un hipotético enemigo Imperialista que jamás atacó, pero que en la figura de George Bush, aumentada con la lupa bolivariana, daba la impresión de que en cualquier momento podría agredir.

Con Obama se restó tensión a todo este panorama, Cuba empezó a dejar de tener excusas para abrirse al mundo, y su gobierno continuó reprimiendo pero con un gran desgaste de imagen, dada la cada vez mayor información puntual de cada detención arbitraria.

Antes de morir, Guarapo se opuso frontalmente a la simpatía contagiosa del presidente norteamericano en suelo cubano, aunque no obtuvo la respuesta esperada y acostumbrada, una agresión de la Administración norteamericana así tener suficientes motivos para regresar a la situación victimista que tantas ganancias le granjeó en más de medio siglo.

Otro tanto comenzó a ocurrir en Venezuela, el talante firme pero no agresivo de la administración Obama para dirigirse al gobierno de Maduro fue deteriorando gradualmente la unión de la masa en torno a consignas patrioteras y victimistas de trinchera frente a la amenaza del "diablo perfumado de azufre" que bautizase Chávez, y de a poco fueron viendo que la escasez absoluta quizás no fuese culpa de los EEUU, que la represión liderada por la policía y el ejército bolivariano tampoco, ni los asesinatos ni los encarcelamientos arbitrarios. 

Gradualmente la sociedad civil empezó a ofrecer una oposición al totalitarismo de  Maduro como nunca se había visto en Latinoamérica contra gobiernos populistas que esgrimen el anti imperialismo como distintivo para hacer exactamente lo mismo que las clases adineradas depuestas.

No estaría de más recordarles otra vez a aquellos que opinan conveniente que un presidente de EEUU ejerza presión extrema, agresividad manifiesta, hostilidad permanente contra los gobiernos populistas de América Latina y sobre el ya extenuado pueblo de Cuba, que precisamente de esas aguas vienen estos lodos.

Más veces de las que creemos estos sonados antagonismos no pasan de una histriónica mímica ya que a la par de las soflamas públicas, en la trastienda se suelen hacer pinches negocios entre los poderosos contrincantes, pero de este tipo de algarabía estadounidense, de puesta en escena de hostilidad destinada más al electorado propio, viven los sinvergüenzas carismáticos de nuestra América que llevan tras de sí a los pueblos abducidos hacia el borde del abismo, o hasta más allá de la orilla, como ahogó el flautista de Hammelin a sus ratones encantados.

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Published by martinguevara - en Cuba Opinión Opinion crítica.

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